Quando i bambini hanno due o tre anni inizia una serie di capricci a cui non si sa come reagire, e prende il via l’età del “no” che per i genitori è un incubo. Bisogna fare molta attenzione: secondo i pediatri, questa è la fase nella quale le nuove generazioni di madri e padri mostrano grandi insicurezze e fanno molti danni.

In materia di capricci dei bambini è Giuseppe Di Mauro, pediatra e Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, a stilare un utile vademecum sul sito dell’associazione, che affronta la questione capricci sciogliendo alcuni dubbi. Il primo: i capricci non sono il segno di un disagio, ma un effetto naturale causato dalla crescita e dalla consapevolezza di sé. Ma è necessario stabilire delle regole perché non prendano il sopravvento.

Capita che i genitori, non sapendo bene come comportarsi, assecondino il piccolo e cedano a tutte le sue pretese, viziandolo. Errore imperdonabile. Se si è troppo permissivi, infatti, crescerà un bambino viziato, che avrà problemi a scuola e con gli altri bambini.

«Distinguete tra necessità e desideri; il bambino piange per necessità se ha dolore, fame e per paura: in questi casi rispondete subito alla richiesta; se piange perché desidera qualcosa, potete decidere o no di accontentarlo; se piange per capricci, ignoratelo, senza assumere atteggiamenti aggressivi o denigratori. Coccolatelo di più se sta passando un momento di frustrazione maggiore per i vostri dinieghi, ma non dategliela vinta al momento dei capricci o dei pianti. Non cedete ai suoi capricci: spesso i bambini fanno capricci per ottenere la vostra attenzione, per farvi cedere, per cambiare le vostre decisioni, per riuscire a fare quello che vogliono; il pianto ha lo scopo di farvi cambiare idea. I capricci comprendono gridare, buttarsi per terra, sbattere le porte; se il bambino è in un posto sicuro, lasciatelo sfogare, ma non cedete ai suoi capricci.»

Tuttavia, esagerare con le regole e usare soltanto indifferenza e punizioni è quanto di più triste ci sia al mondo, perché il bambino non può capire o esprimersi come un adulto e le sue esigenze vanno prima intercettate:

«Se fossi un bambino vorrei che fossero comprese, non solo logicamente ma anche emotivamente, le mie paure, i miei interrogazioni e le mie emozioni. Vorrei che qualcuno capisse che a volte il mio vero o finto mal di pancia nasconde un forte disagio, è un modo per sfuggire a qualcosa che mi fa sentire male, ma è anche un modo per comunicare… questo mi aiuterebbe a crescere, mi aiuterebbe a vivere.»

Le regole devono essere poche (non più di una ventina) ma inflessibili. Anche l’età conta: a due anni non ha alcun senso cercare di ragionare col bambino – e purtroppo se ne vedono di genitori surreali che parlano ai figli come fossero adulti – a cinque/sei anni si può cominciare a spiegare le ragioni dei divieti, a 12/14 anni è il momento di stabilire le regole in una dinamica di relazione e discussione in cui sono compresi gli accordi sulle punizioni.

Ci sono anche due insegnamenti che un bravo genitore deve porsi come obiettivo: il bambino deve imparare a giocare da solo, si può cominciare già verso un anno di età, per 15-20 minuti, deve imparare gradualmente a non avere immediata gratificazione per tutto quello che chiede. Inoltre, deve imparare ad aspettare: aspettare serve per accettare meglio la frustrazione. Il bambino gradualmente deve imparare a non avere immediata gratificazione per quello che fa, come poi succede nel mondo degli adulti. Questo richiede tempo e sforzi, ma verrete ripagati.

Se però il vostro bambino è un campione di capricci e avete bisogno di rimedi estremi, eccoli:

1. Portatelo lontano dall’oggetto o dal motivo del capriccio, distraendolo con un gioco preferito o con una situazione diversa, per lui attraente: per esempio, se vuole giocare a tutti i costi con i coltelli in cucina, portatelo nella sua cameretta e dategli il suo orsetto preferito.

2. Se il capriccio continua e il bambino piange e sbraita e si butta per terra, o addirittura picchia la testa contro il pavimento, o vuole picchiarvi provate a “placcarlo” alle spalle stringendolo a voi o chiudendolo tra le gambe (è un trucchetto delle maestre d’asilo, che non tengono quasi mai in braccio i bambini per non farsi confondere con le mamme) ma impedendo che si dimeni e tenendolo ben fermo per almeno mezzo minuto: è facile che il piccolo, così bloccato, si calmi e smetta la piccola crisi nervosa.

3. Se non sente ragioni, portatelo nella sua stanza o in un angolo e lasciatelo lì a sfogarsi, dicendogli che potrà tornare da voi quando gli sarà passata la rabbia; siate molto inflessibili nel lasciarlo in castigo, anche se potete andare ogni 10-15 minuti a controllarlo, ma senza cedere alle sue richieste.

Fonte: SIPPS