Asessuali e gray-sexual: due termini che a molti non suggeriranno nulla, ma che rappresentano milioni di individui in tutto il mondo. La modernità l’ha reso ben noto: la sessualità è tutto fuorché due estremità bianche e nere, ma un continuum fra di essere caratterizzato dalle più svariate sfumature. Dall’orientamento sessuale etero, gay, bisex o transessuale, alle semplici preferenze per specifiche pratiche, il sesso è un universo variegato di infinite possibilità.

Fra queste, trovano spazio anche gli asessuali e i gray-sexual, ovvero coloro che hanno un rapporto con l’erotismo e la passione silente, o diminuito, rispetto al resto della popolazione. Per quale motivo negli ultimi tempi si parla di sovente di queste due categorie, e perché si cerca una rivendicazione delle loro vedute sul sesso?

Con il termine asessualità, dove appunto “a” indica una privazione, si indicano tutte le persone che non hanno alcun interesse nel sesso, tanto che il loro vivere scevri da amplessi diventa un orientamento sessuale, o un “non-orientamento”, a tutti gli effetti. Negli ultimi tempi, una consuetudine linguistica imporrebbe una demarcazione tra gli asessuali e gli asessuati, termine quest’ultimo che coinvolge anche coloro che non vivono la propria sfera erotica per causa di forza maggiore, come una malattia o una malformazione, indipendenti dalla loro volontà. I gray-sexual, invece, per definizione sono coloro che si identificano in una zona grigia fra gli asessuali e le persone comuni, alternando periodi di pratica sessuale a tempi, invece, di rifiuto.

In particolare, i gray-sexual si direbbero aperti a coccole e preliminari, ma non proverebbero grande attrattiva nel consumare il rapporto, considerando la penetrazione come un dettaglio aggiuntivo non sempre necessario per alimentare un sentimento amoroso. Ecco la dichiarazione rilasciata da una lettrice gray-sexual alla testata The Frisky:

«Quando sono in una relazione sessuale, ho notato che non prendo mai l’iniziativa. Il mio partner può eccitarmi fisicamente e quindi si procede con un rapporto, ma finché non scatta questo momento davvero non ne sento l’urgenza».

Emerge da questa affermazione un fattore decisamente importante, che potrebbe rivelarsi utile anche per le coppie dalla sessualità classica: il sesso non può essere analizzato solo in termini di pene, vagina e orgasmo, ma soprattutto deve essere definito dalle emozioni che genera. In quanti, infatti, si dimenticano della mente durante un amplesso?

Definite le categorie, resta di capire il motivo di tanta rilevanza sui media. La spiegazione è abbastanza semplice: per molto tempo, gli individui che si sono sottratti dal sesso sono stati considerati degli alieni, delle persone considerate alla stregua di appestati. Un po’ come avviene per l’ingiusto pregiudizio nei confronti dell’omosessualità, gray-sexual e asessuali hanno subito le più svariate denigrazioni, spesso sfociate nel pubblico ludibrio o nell’esclusione da gruppi sociali. In un mondo dove l’omologazione sembra l’unico valore tollerabile, tutto ciò che è diverso – anche quando riguarda una caratteristica intima e personale quale la sessualità – viene spinto all’emarginazione. Da qualche anno, però, questa tendenza si è invertita: sono nate associazioni di supporto così come gruppi di aiuto, per ribadire la legittimità di una scelta, o di un “non-orientamento” come citato poc’anzi, rispettabile come tutti gli altri. Si tratta certamente di una realtà che vale la pena conoscere, perché è proprio nella diversità umana che si può coltivare l’uguaglianza, anche quando colpisce un settore tanto gioioso come quello del sesso.

Fonte: The Frisky