Problemi d'altezza? Come aiutarlo a crescere meglio

Pubblicato il 16 dicembre 2009

“Mamma, a scuola mi prendono in giro e mi dicono che sono basso!”. A qualche genitore sarà capitato di tornare a casa dal lavoro e vedersi correre incontro il piccolo con il faccino triste.

A volte i compagni sanno essere spietati o, più probabilmente, sono semplicemente spontanei e lasciano che le parole corrano più veloci dei pensieri.

Cosa potrebbe fare allora un genitore per placare il misto di rabbia e tristezza del proprio figlio e aiutarlo in seguito ad affrontare il problema della altezza rappresenta per lui un vero problema, forse insormontabile dal suo punto di vista. Per questo sta cercando un conforto e una soluzione.

Per dare il “giusto peso” è importante scegliere dove sedersi insieme e con calma: può essere sufficiente la cucina o la sala se non ci sono fratellini o amichetti che possono disturbarlo mentre cerca di trovare le parole per raccontarsi. Se lo si nota un po’ in imbarazzo, mentre guarda un po’ di qua e un po’ di là, si può provare a chiedergli dove preferisce stare, magari si sente più tranquillo sul tappeto in camera sua.

Roberta Portelli, psicoterapeuta a Brescia consiglia di mettere in campo tutto ciò che possa aiutarlo a considerarsi in termini di “pienezza”. “Occorre farlo sentire amato e accettato così com’è”, suggerisce la dott. Portelli, “facendo in modo che si renda conto delle sue caratteristiche positive, delle sue abilità”.

Emanuele ha 7 anni, fa la seconda elementare, ma spesso lo scambiano per un bambino della materna. Lui ci rimane male e la mamma ha imparato a cogliere questa sua preoccupazione e a sostenerlo. “Abbiamo inventato un codice”, racconta Chiara, la mamma, “quando sentiamo pronunciare la parola “piccolo” ci tocchiamo la punta del naso e ci scambiamo un sorrisetto. Poi a casa, se Emanuele ne sente il bisogno, ne riparliamo”.

Quello di Chiara è un piccolo trucco rassicurante, ma ogni genitore che conosce il suo bambino, può inventarne uno che possa calzare perfettamente la situazione. L’importante è raccogliere l’ansia del proprio figlio e aiutarlo a convincersi delle sue qualità, magari usando esempi tratti dal mondo dello sport, della televisione, o delle favole.

Nello sport ci sono grandi campioni che hanno saputo costruire il successo sulle loro doti atletiche. Basti pensare a Juri Cechi, campione agli anelli, o a Giuseppe Di Capua, timoniere dei fratelli Abbagnale, o a Del Piero, capitano della Juventus. Per le bambine possono rappresentare un simbolo ballerine del calibro di Oriella Dorella, ex étoile del Teatro alla Scala, e Heather Parisi, showgirl simbolo degli anni ’80. Potrebbe essere divertente lanciare una ricerca in Internet per curiosare sulle altezze dei grandi attori da Oscar.

E che dire di Pollicino o di Kirikù e la Strega Carabà? Il primo, grazie alla sua prontezza, riesce a vincere l’orco, a salvare i fratelli e a risolvere tutti i guai dei genitori. Il secondo, grazie ad una straordinaria intelligenza, sconfigge la strega malvagia trasformandola in una bellissima giovane donna, e libera l’intero villaggio, che ritrova la serenità.

In ogni caso occorre evitargli di esporsi quando è in compagnia dei suoi compagni. Se quello dell’altezza è per lui un motivo di attrito anche in classe è bene parlarne con la maestra per trovare insieme delle strategie per proteggerlo dai giudizi che potrebbero minare la sua autostima.

Il rispetto passa attraverso l’accettazione delle proprie debolezze, alla luce dei propri talenti. Educare significa più che altro “tirare fuori”, “far uscire”, ciò che di buono e bello è già dentro individuo, unico e irripetibile.Essere genitori può dunque rappresentare oggi un compito difficile, ma quante occasioni dietro ogni piccola grande esperienza.

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