Caterina Balivo: "Sono tre taglie in più di prima ma non mi interessa"
In un'intervista a Molto Donna, la conduttrice ha parlato di body positivity e invitato le donne ad apprezzarsi abbandonando i condizionamenti malsani imposti dalla società.
In un'intervista a Molto Donna, la conduttrice ha parlato di body positivity e invitato le donne ad apprezzarsi abbandonando i condizionamenti malsani imposti dalla società.

Caterina Balivo ha accolto i cambiamenti che il passare degli anni ha causato al suo corpo con positività. In un’intervista a a Molto Donna, inserto settimanale de Il Messaggero, la conduttrice, 42 anni, ha affermato: “Oggi sono tre taglie in più. Ma non mi interessa conservare in eterno la stessa misura: voglio essere una bella quarantenne, voglio essere una bella cinquantenne e a cinquanta non voglio dimostrarne quaranta“.

Un messaggio importante quello di Balivo, che ha invitato tutte le donne ad apprezzare (e coccolare) il proprio corpo e i le metamorfosi che subisce proprio come fa lei: “Mi piace prendermi cura di me. Noi donne dobbiamo amarci, lo dico spesso anche in tv. A volte le donne più radicali confondono la vanità con l’amore per se stesse. Non è che se ti fai una piega sei vanitosa: ti stai amando”.
L’ex modella napoletana nel 1999 aveva partecipato al concorso di Miss Italia, classificandosi terza all’epoca in cui aveva 19 anni. Inevitabilmente, negli anni, il suo fisico si è trasformato, ma le parole di Balivo, nota ai più per aver condotto Detto Fatto, hanno dimostrato che la sua idea di bellezza femminile non è relegata allo stereotipo di fanciulla nel fiore dei suoi anni giovanili.
Caterina Balivo è sposata dal 2014 col manager finanziario Guido Maria Brera e la coppia ha due figli: Guido Alberto e Cora. Come riportato d Fanpage, la seconda maternità è stata quella che ha maggiormente messo alla prova la conduttrice. Il suo corpo e cambiato e inizialmente ha faticato a fare i conti con la cellulite, l’aumento di peso e le critiche delle persone. Adesso però è paadina della body positivity, perché crede nell’abbandono di quei condizionamenti malsani imposti dalla società sulle donne.

Il brufolo “da emergenza” e quello che sta maturando: non sono la stessa cosa C’è un momento preciso in cui un brufolo decide di farsi notare: spesso è la sera, davanti allo specchio del bagno, con la luce impietosa che sembra progettata per mettere in risalto ogni micro-rilievo. Il primo istinto è schiacciarlo, il secondo è cercare un rimedio rapido che non trasformi l’area in un campo di battaglia. Qui entra in gioco una distinzione utile, quasi terapeutica: brufolo con testa bianca già formata, brufolo infiammato e profondo, oppure micro-comedone che sta solo “annunciando” la sua presenza. I cerotti funzionano meglio quando c’è qualcosa da assorbire o proteggere, cioè quando la lesione è superficiale o quando vuoi evitare sfregamenti, mani curiose, telefono appoggiato sulla guancia e quella frangia che sembra sempre un po’ troppo entusiasta di toccare proprio lì. Se invece senti un nodulo doloroso sotto pelle, il cerotto può aiutare come barriera, ma non è la bacchetta magica: lì servono calma, routine gentile e, se succede spesso, una chiacchierata con un dermatologo. Come funzionano davvero i pimple patch (e perché non sono tutti uguali) Il cuore della faccenda è l’idrocolloide, un materiale che crea un ambiente protetto e può assorbire i fluidi, riducendo il rischio di toccare e traumatizzare la zona. Tradotto in vita reale: meno crosticine strappate “per sbaglio”, meno arrossamenti che durano giorni, più possibilità che la pelle faccia il suo lavoro senza interferenze. Alcuni cerotti sono minimalisti, altri aggiungono ingredienti lenitivi o sebo-regolatori. Non significa automaticamente “meglio”: dipende da sensibilità, tipo di lesione e da quanto la tua pelle tollera gli attivi. Se vuoi farti un’idea delle varie opzioni e formati, una panoramica utile è quella dei Pimple Patches, perché rende chiaro che esistono patch sottilissimi da giorno e versioni più “cuscinetto” da notte. La routine pratica: quando metterli, quanto tenerli, quando cambiarli Prima regola: pelle pulita e asciutta, sempre Sembra banale, ma è qui che molti inciampano. Il cerotto aderisce bene solo su pelle pulita e completamente asciutta. Dopo la detersione, tampona e aspetta qualche minuto. Se applichi tonici molto umidi o creme ricche proprio sotto al patch, rischi che si stacchi oppure che faccia una piega e diventi un magnete per pelucchi e polvere. Quanto tempo tenerlo su (e come capire che ha lavorato) In genere si lascia in posa diverse ore: c’è chi li mette la sera e li toglie al mattino, chi li usa di giorno come scudo anti-tocco. Un segnale classico è quando il patch diventa opaco o leggermente biancastro al centro, segno che ha assorbito. A quel punto, cambiarlo ha senso. Se lo togli dopo mezz’ora per controllare “com’è sotto”, stai un po’ sabotando l’idea di barriera protettiva. Il momento del distacco: niente strappi da ceretta improvvisata Staccalo lentamente, tenendo la pelle ferma con un dito. Se è molto aderente, inumidisci leggermente i bordi con acqua tiepida. Poi valuta: se l’area è arrossata, scegli una crema lenitiva leggera; se è ancora attiva, puoi applicarne uno nuovo, ma senza trasformare il patch in una punizione a tempo indeterminato. Errori comuni che fanno odiare i cerotti (pur non essendo colpa loro) Metterli su un brufolo “chiuso” sperando nel miracolo Se non c’è apertura o materiale superficiale, l’idrocolloide ha poco da assorbire. In questi casi il patch può comunque proteggere dallo sfregamento, ma aspettati un risultato più discreto: meno irritazione, non necessariamente “sparizione” in una notte. Usarli sopra attivi irritanti Se sotto hai appena applicato un trattamento molto forte, il cerotto può creare un effetto “occlusione” e aumentare pizzicore o rossore. Quando sai che la tua pelle si infiamma facilmente, meglio patch su pelle pulita e basta, oppure dopo uno strato sottilissimo di prodotto lenitivo ben asciugato. Trattarli come soluzione unica, ignorando la causa Se i brufoli sono ricorrenti sempre nella stessa zona, spesso c’entrano abitudini ripetute: mascherine e sfregamento, cuscino non cambiato, make-up troppo coprente, stress che si legge sulla pelle come un sottotitolo. I patch sono una gestione intelligente dell’episodio, ma non sostituiscono una routine coerente. Come abbinarli al make-up senza l’effetto “adesivo da cancelleria” La scena è questa: appuntamento, riunione, cena improvvisata, e tu con il patch che vorresti fosse invisibile come un filtro. Qui contano due cose: spessore e finitura. I patch più sottili possono funzionare bene sotto un correttore leggero tamponato ai bordi, senza trascinare. Se usi fondotinta coprenti, il rischio è che il bordo si noti di più, quindi meglio un’applicazione puntuale, quasi chirurgica. Un trucco onesto è cambiare prospettiva: a volte il patch visibile comunica “sto gestendo la cosa” e basta. Se ti senti a tuo agio, può diventare un dettaglio pratico, non una dichiarazione di guerra alla tua faccia. Mini guida alla scelta: forma, spessore, ingredienti e momento d’uso Di giorno: sottili e discreti Per la giornata, scegli patch sottili, con bordi che si fondono bene sulla pelle. Sono ideali quando vuoi evitare di toccare la zona e limitare attriti con telefono, sciarpe, colletti e capelli. Funzionano anche come promemoria fisico: “non stuzzicare”. Di notte: più assorbenti, più protettivi La notte è il momento in cui puoi puntare su patch più spessi e assorbenti. Se tendi a muoverti molto nel sonno, la barriera fisica aiuta anche a evitare micro-traumi da cuscino. Qui la parola chiave è costanza: una o due notti ben gestite spesso valgono più di dieci controlli ansiosi allo specchio. Se la pelle è sensibile: meno è meglio Se reagisci facilmente, scegli cerotti essenziali, senza troppi attivi, e testa prima su un’area piccola. Un arrossamento leggero può capitare, ma bruciore persistente o irritazione netta è un segnale per cambiare tipo di patch o ridurre la frequenza. Dove si incastrano in una routine “marziana” ma realistica Una routine che funziona davvero di solito è noiosa al punto giusto: detersione delicata, idratazione che non appesantisce, protezione solare, e trattamenti mirati quando servono. I pimple patch sono la parentesi pragmatica: li usi quando c’è un brufolo che vuoi proteggere e gestire, senza trasformare la pelle in un progetto di restauro. Se ti piace esplorare la skincare coreana e i suoi accessori intelligenti, trovi spesso selezioni ampie e aggiornate anche su Little Wonderland, ma la regola d’oro resta la stessa: scegli in base al momento della tua pelle, non in base al panico del momento. E quando tutto sembra andare storto, ricordati la cosa più terrestre di tutte: la pelle non ama la fretta. Ama i gesti piccoli, ripetuti, e quel minimo di gentilezza che, stranamente, è anche la strategia più efficace. Articolo con contenuto promozionale

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