Ted Bundy, la vera storia del serial killer che terrorizzò l'America

Nato a Burlington nel 1946 fu autore di almeno trenta omicidi di giovani donne negli Anni '70. Condannato alla pena di morte, fu giustiziato nel 1989. La sua storia è raccontata in un film con Zac Efron, in onda su Rai 4 il 26 settembre.

Pubblicato il 24 settembre 2021
Spettacolo

Omicida, stupratore, necrofilo. Ma allo stesso tempo un uomo all’apparenza brillante e carismatico. Ted Bundy è stato uno dei killer più spietati della storia americana. La sua vicenda ha ispirato film, libri, documentari e, domenica 26 settembre, su Rai 4 va in onda la pellicola Ted Bundy – Il fascino del serial killer, con protagonisti Zac Efron e Lily Collins.

Nato a Burlington, nel Vermont, nel 1946, Ted fu cresciuto dai nonni. Sua madre, rimasta incinta a sedici anni, passò metà della sua vita a fargli credere di essere sua sorella. Fu uno choc, per lui, quando, all’età di vent’anni scoprì la verità.

Bundy cominciò a manifestare inclinazioni alla violenza fin dall’infanzia. Secondo diverse biografie, il Ted bambino era un solitario, preso di mira dai bulli, ma che poi sfogava a casa, sui fratellini più piccoli, tutta la sua rabbia.

Il primo omicidio accertato risale al 1974, durante gli anni dell’università a Seattle, anche se sono in molti a credere che abbia iniziato a mietere vittime già dagli Anni ’60. Quella di Lynda Ann Healy, rapita, picchiata e violentata, fu solo la prima di una lunga serie di uccisioni, seguita a distanza di qualche mese da almeno altri cinque omicidi. Il 17 giugno 1974 venne ritrovato il corpo di Brenda Carol Ball, qualche settimana dopo furono rinvenuti i resti di Janice Ott e Denise Naslund.

All’epoca, si fece avanti una testimone: Janice Graham, una diciottenne della zona, che raccontò alla polizia di come fosse stata adescata da un giovane ragazzo di nome Ted, che andava in giro con un braccio ingessato e che le aveva chiesto aiuto per caricare una barca a vela sul tetto della sua auto. La decisione di non seguirlo alla macchina le salvò la vita. La polizia ebbe così la prima descrizione del presunto serial killer.

Nel frattempo, però, Ted aveva già lasciato Seattle e si era trasferito nello Utah, dove ricominciò a mietere vittime. Il 18 ottobre 1974 scomparve la diciassettenne Melissa Smith, ritrovata poi una settimana dopo vicino a Salt Lake City, violentata e sodomizzata. Il 31 ottobre fu la volta di Laura Aime, il cui corpo fu rinvenuto il giorno del Ringraziamento. Era stata picchiata, sodomizzata e strangolata.

Tra il 1974 e il 1978, Ted Bundy uccise e violentò trentasette donne, molte le decapitò. La maggior parte delle sue vittime venne adescata nelle vicinanze di college o residenze universitarie, con la tecnica del braccio ingessato, chiedendo cioè aiuto alla vittima per trasportare oggetti vari in macchina.

Fu catturato, finalmente, nel 1978, grazie ad alcuni testimoni che lo avevano riconosciuto tramite delle foto segnaletiche. Il suo processo fu un vero e proprio show mediatico, il primo ad essere trasmesso in diretta negli Stati Uniti. Condannato a morte, fu giustiziato con il metodo della sedia elettrica la mattina del 24 gennaio 1989.

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