Le stampe giapponesi antiche sono tra gli oggetti più amati dell’antiquariato e a ragione: tratti, soggetti e colori sono capaci di incantare e il loro acquisto è un vero e proprio investimento.

Arrivate in Europa e in Nord America alla fine del 19° secolo, quando l’arte e i prodotti artigianali del Giappone sono stati esportati in gran numero per la prima volta, le stampe giapponesi si caratterizzano per l’utilizzo della tecnica della xilografia, cioè dell’incisione su tavolette di legno, le matrici usate poi per la realizzazione delle stampe su carta o seta.

L’isolamento voluto della nazione ha permesso a questa tecnica di mantenersi inalterata nei secoli, con poche evoluzioni e l’introduzione della litografia e della stampa offset solo con la rivoluzione industriale alla fine dell’Ottocento a sostituire la xilografia per la produzione di stampe e libri.

Per riconoscere una stampa antica, in giapponese Ukiyo-e, cioè “immagini del mondo fluttuante”, lo strumento principale è la conoscenza: delle epoche e della corrispondente carta, dei soggetti, dei sigilli, dei colori, degli artisti principali.

Vediamo le indicazioni fondamentali per addentrarsi in questo affascinante mondo e sapere come riconoscere le stampe giapponesi antiche.

  • Il periodo Edo. Si tratta del periodo d’oro delle stampe giapponesi e va dalla loro nascita nel XVII secolo fino al 1867 circa. Due i distinti stili regionali nella produzione, la scuola dominante di Edo (cioè Tokyo) e lo stile Kamigata (di Osaka e Kyoto), che variavano soprattutto riguardo ai soggetti. Le stampe Edo privilegiano le donne, le cortigiane, le geishe, l’erotismo (in stampe denominate shunga), le scene domestiche, i paesaggi, ma anche le scene militari, uccelli, fiori, demoni. La scuola Kamigata ha ritratto prevalentemente attori di teatro Kabuki.
  • Stampe Meiji. Le stampe Meiji sono datate circa tra il 1868 e il 1910: simili nello stile e nei soggetti alle stampe Edo, si possono riconoscere di solito abbastanza facilmente per i loro colori sgargianti e intensi, ma anche per l’aggiunta di dettagli più moderni come la presenza di militari in uniformi occidentali, di donne vestite all’europea o di nuove scoperte della tecnica come la locomotiva.
  • Stampe Shin Hanga. Shin Hanga significa “nuove stampe”, e il movimento vede una rinascita della vecchia incisione xilografica giapponese con tocchi di modernizzazione occidentale, come l’uso della prospettiva e l’uso degli effetti di ombra e luce, che i giapponesi avevano appreso dagli impressionisti francesi. Il movimento nasce intorno al 1910 e dura fino al 1950 circa. Le matrici non vengono create per intero dall’artista, che si occupa solo del design, mentre all’intaglio e alla stampa pensano assistenti qualificati.
  • Stampe Sosaku Hanga. Il movimento artistico Sosaku Hanga (“stampe creative”) è contemporaneo allo Shin Hanga, ma si oppone vigorosamente al vecchio concetto giapponese della stampa “di squadra”, e vuole che l’artista si occupi di ogni fase, dall’incisione alla stampa appunto. Per perfezionare tutte queste tecniche – però – occorrono anche 10 anni di formazione. Le stampe così risultano a volte molto semplici, talvolta imprecise ma molto originali.
  • Edizioni limitate. Diffidate di stampe giapponesi ante-1945 proposte come edizioni limitate o stampe numerate: le matrici di legno, infatti, erano considerate una sorta di macchina copiativa e usate fino al deterioramento, cioè a un massimo di circa 10.000 stampe. Per questo i collezionisti sono alla ricerca delle prime stampe, più ricche di dettagli, ma anche più care.
  • Datazione e firma. Chi inizia a conoscere le stampe giapponesi deve fare i conti con questa loro caratteristica: non esiste datazione certa e solo molto raramente una stampa prima della Seconda Guerra Mondiale è firmata. Solo a volte alcuni francobolli o sigilli applicati sulle stampe ne consentono una datazione più precisa.
  • Le condizioni. La condizione di una stampa è di primaria importanza, lo stesso disegno potrebbe costare 500 euro o solo 100 o addirittura essere invendibile a causa di condizione pessime. Certo, molti difetti sono tipici e quasi inevitabile vista l’età dei pezzi, come colori sbiaditi, pieghe, carta ingiallita, margini spiegazzati. Riconoscere buone condizioni per un principiante non è mai facile, per farci “l’occhio” è meglio studiare da vicino le stampe migliori per esempio presso le case d’aste.
  • La conservazione. Le stampe giapponesi antiche vanno conservate tra due fogli appositi privi di agenti chimici e al riparo dalla luce, altrimenti si rovinerebbero nel giro di pochi anni: per arredare le pareti di casa meglio optare per riproduzioni o autori contemporanei.
  • Riconoscere un falso. Per riconoscere le Ukiyo-e originali è utile esaminarle controluce al contrario: i colori antichi, infatti, appaiono più distinti nella parte posteriore per le caratteristiche di assorbimento della carta. Sulle stampe più recenti il colore poi appare a macchie compatte.
  • I prezzi. Al di sotto dei 100 euro meglio non prendere nulla in considerazione, mentre per un investimento iniziale si possono considerare 500 euro circa per una stampa di buona fattura.