"Tunnel della libertà", il documentario che racconta la fuga da Berlino Est

In onda su RaiTre il 12 novembre, ripercorre il rocambolesco passaggio di 29 persone dalla parte orientale dell’attuale capitale tedesca a quella occidentale, attraverso un passaggio sotterraneo scavato su iniziativa di due italiani: Luigi Spina e Domenico Testa.

Pubblicato il 12 novembre 2021
Spettacolo

Un proto reality show, realizzato nel 1962 e con protagonisti donne e uomini alle prese con la drammatica esperienza della fuga da Berlino Est. È questo il cuore del documentario, Tunnel della libertà, in onda su RaiTre in prima serata venerdì 12 novembre. Un prodotto proposto nei giorni in cui ricorre la caduta del Muro di Berlino, perché racconta del rocambolesco passaggio di 29 persone dalla parte orientale dell’attuale capitale tedesca a quella occidentale, attraverso un tunnel sotterraneo scavato su iniziativa di due italiani.

Luigi Spina e Domenico Testa, studenti universitari alla Technische Universität, diedero vita a questa incredibile e pericolosa impresa per consentire al loro compagno di studi, Peter Schmidt, di scappare da Berlino Est, dove erano rimasti intrappolati dopo la costruzione del muro avvenuta nel 1961. Riuscirono a scavare 135 metri di galleria, attraverso i quali il 14 settembre del 1962 fuggirono 29 persone.

Quattro mesi di intenso lavoro e un risultato reso possibile anche grazie a una loro felice intuizione: decisero infatti di vendere i diritti delle immagini del tunnel e del passaggio dei rifugiati alla Nbc, il network americano che finanziò ‘generosamente’ l’operazione. Le riprese del “tunnel degli italiani” e dei concitati ed emozionanti momenti in cui donne, uomini e bambini si ritrovarono in Occidente, rimbalzarono in tutto il mondo.

Spina e Testa prima di morire hanno ricevuto la Medaglia d’oro al valor civile e sono presenti nel documentario diretto da Marcus Vetter, non soltanto nelle immagini originali del 1962, ma anche con interviste realizzate nel 1999. Tutto il materiale di archivio è stato ricostruito a colori e restaurato, per un prodotto che non perde assolutamente di attualità, anche se sono trascorsi sessant’anni da quei momenti.

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