Arianna Rapaccioni: "Ecco qual è l'ultima frase che ho detto a Sinisa Mihajlovic"

A poco più di un anno dalla scomparsa dell'allenatore serbo, la donna ha ricordato quanto sia stato difficile stargli accanto e cercare di mostrarsi forte davanti a lui.

È trascorso poco più di un anno dalla morte di Sinisa Mihajlovic, scomparso il 16 dicembre 2023 a causa della leucemia, malattia che gli era stata diagnosticata diversi anni prima e che lo ha costretto a sottoporsi per due volte a un trapianto di midollo osseo. Superare il dolore per una perdita così importante non è semplice per la donna con cui è stato sposato e da cui ha avuto cinque figli, Arianna Rapaccioni, che è riuscita in questi mesi a rialzarsi grazie al supporto di uno specialista.

È stato un anno difficilissimo, ho alternato diversi momenti. Ho faticato a prendere coscienza dell’accaduto – sono state le parole della donna a Silvia Toffanin, ospite di VerissimoI primi mesi sono stati uno choc, poi grazie a un professionista sto provando a elaborare e accettare il lutto. Una volta l’analista mi ha detto che avevo una scelta: vivere o morire. Ho scelto di vivere. Per i miei figli. E per onorare la memoria di Sinisa”.

Ricordare gli ultimi mesi di vita del tecnico è ancora oggi devastante, a consolarla almeno parzialmente è il pensiero di essere stata al suo fianco, insieme ai suoi affetti più cari, quando lui se n’è andato: “Nella tragedia, la cosa bellissima è stata che in quel momento eravamo tutti lì. I miei figli, il suo migliore amico, la madre – ha detto ancora Arianna Rapaccioni – Abbiamo visto che il respiro si faceva sempre più affannoso e ci siamo messi intorno tutti quanti. Io gli ho preso la mano e gli ho detto: ‘Amore vai, penso io ai ragazzi’. A quel punto ha fatto l’ultimo respiro ed è morto. Lui non voleva andare. Attorno a quel letto c’era una forza enorme. Abbiamo pianto tutti”.

I due hanno condiviso insieme 27 anni ed erano davvero legatissimi, anche se lui faticava a dirle apertamente quello che provava, cosa che è avvenuta invece due giorni prima della sua morte. Il serbo, infatti, le ha detto “Ti amo” per la prima volta.

“Il nostro è stato un grande amore – ha detto lei con commozione – Io ho avuto il privilegio di vivere con questa persona stupenda. Io durante gli ultimi giorni sono riuscita a farmi dire “Ti amo”

Facendo un salto indietro nel tempo Rapaccioni non riesce a darsi pace pensando a quando lui ha scoperto di essere malato: “Mi ero accorta della sua stanchezza, ma lui minimizzava. Poi un giorno, dopo una partita di tennis, ha faticato a camminare. I medici hanno iniziato a sospettare si trattasse di leucemia, ma lui per due giorni non l’ha detto a nessuno. A posteriori ho sofferto molto per questo. Mi ha fatto soffrire l’idea che lui stesse lì solo in una stanza senza condividere questa sofferenza. Una sera a cena mi ha telefonato e mi ha detto che doveva parlarmi: credevo dovesse parlarmi di qualche offerta di lavoro all’estero. Invece bruscamente mi ha detto ‘Amore, ho la leucemia’. Gli ho detto che avrei preso l’aereo e che avremmo affrontato tutto”.

In un primo momento la malattia sembrava essere stata superata, per questo venire a conoscenza della ricaduta è stato devastante per tutti: “All’inizio eravamo molto forti, pensavamo di vincerla. Il primo trapianto di midollo era andato benissimo – ha proseguito il suo racconto – Poi la ricaduta dopo due anni e mezzo, lì la situazione è apparsa sempre più grave. È arrivato dunque un secondo trapianto. Ho sofferto tantissimo quando è morto, ma anche i quattro anni precedenti sono stati devastanti. Ho avuto choc per quanto visto negli ospedali. Gli infermieri hanno fatto di tutto per salvargli la vita ma non c’è stato niente da fare. Vedere nei suoi occhi il terrore è stato drammatico. Devo ancora riprendermi. Ho flash ancora oggi la notte”.

Nonostante tutto, lui è sempre stato convinto di poter guarire, per questo Rapaccioni ha cercato di mostrarsi forte davanti a lui:I medici mi hanno convocata e mi hanno detto che non c’era nulla da fare. Mi ero raccomandata con loro di non dirlo a lui, perché sapevo che aveva bisogno di una speranza per andare avanti. Lui non ha mai parlato della morte ma quel giorno in macchina, durante un viaggio devastante, mi ha detto ‘Mi dispiace solo di una cosa, di non veder crescere i miei figli’. Io e miei figli abbiamo vissuto l’ultimo mese sapendo che sarebbe morto, ma lui era all’oscuro di tutto”.

 

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