Con l’espressione esaurimento nervoso, nel linguaggio comune, si indica uno stato generale di debolezza fisica e mentale che può comprendere un’ampia varietà di sintomi, come la stanchezza, la difficoltà a relazionarsi con altre persone, l’irritabilità e l’instabilità emotiva; può essere accompagnato anche da un sentimento di scoraggiamento, a volte in concomitanza con depressione e senso di oppressione.

Chi subisce questa sofferenza psichica può avere difficoltà a condurre una vita serena, a lavorare in modo regolare e costante e ad avere delle relazioni sociali sane. Una visita da uno specialista alla prima comparsa dei sintomi è, quindi, fondamentale per non cadere in situazioni di grave astenia.

Tra gli strumenti a disposizione, al di là della farmacologia tradizionale e alla psicoterapia, c’è anche l’Omeopatia, una medicina olistica non convenzionale, formulata nell’Ottocento dal medico tedesco Samuel Hahnemann, a cui ricorrono ogni anno, in Italia, quasi 10 milioni di pazienti.

Ne spiega le fondamenta il dottor Stefano Buffetti, medico omeopata.

In Omeopatia non esiste il farmaco, ma il paziente, con le sue problematiche e, soprattutto, con i suoi sintomi. Compito del medico omeopata è riportare l’organismo del paziente ad uno stato di equilibrio, curandolo nella sua interezza. Da questo punto di vista, anche le patologie psichiche e quello che comunemente viene chiamato esaurimento nervoso possono essere affrontate con successo con i rimedi omeopatici, perché riportare un individuo a uno stato di equilibrio significa anche alleviare e curare i sintomi psicologici.

Sono tante le persone che in questo momento si affidano all’Omeopatia per guarire da un esaurimento nervoso?

In un momento storico di grande incertezza come quello che stiamo vivendo sono tanti i pazienti sopraffatti dal pensiero del futuro. Sempre più spesso l’ansia, che rappresenta uno stato normale e positivo per gli esseri umani, perché rende più pronti ad affrontare le diverse situazioni, trasforma le difficoltà in ostacoli insormontabili, che impediscono addirittura di uscire di casa perché l’esterno rappresenta un pericolo da cui sfuggire. Ma ci sono anche dei casi in cui il paziente viene per dei disturbi fisici e solo in un secondo tempo rivela la presenza anche di un disturbo mentale, che potremmo definire con molta approssimazione esaurimento nervoso. Capita, ad esempio, che un malato di asma torni senza più i sintomi respiratori per cui era venuto e racconti di aver smesso di soffrire d’insonnia, disturbo di cui magari non aveva parlato la prima volta. In questo caso, il farmaco omeopatico ha riportato in equilibrio il paziente nella sua interezza.

Sollecitato dal medico omeopata, quindi, il paziente è portato a raccontare i sintomi, fisici e mentali, che generano uno stato di malessere?

La cura non è altro che la capacità del medico di comprendere quale sia la sostanza adatta a guarire quel paziente in quel momento.