In periodi difficili segnati da precariato e disoccupazione, ci si trova spesso a non poter più scegliere con serenità il proprio mestiere, ripiegando a volte su un lavoro inadatto alla propria persona.

Come capire se abbiamo scelto il lavoro sbagliato? Bisogna innanzitutto individuare gli aspetti fondamentali che fanno la differenza. L’ambiente di lavoro in questo senso ha un’importanza primaria, così come la gestione del personale.

Molto spesso, infatti, non è tanto il tipo di mansione che si svolge a farci sentire soddisfatte o insoddisfatte, bensì tutto il frame nel quale ci si trova a operare. Una delle aziende in cui si lavora meglio al mondo, ad esempio, è risultata essere un’impresa di pulizie il cui personale si ritiene assolutamente gratificato dal lavoro che svolge grazie soprattutto all’atteggiamento costruttivo dei dirigenti.

Da un sondaggio è infatti emerso che queste persone si sentono orgogliose del tipo di servizio che prestano per l’azienda, si sentono utili e soddisfatte del proprio compito di addetti alle pulizie. Una dimostrazione importante del fatto che si può trovare una propria realizzazione personale in campo lavorativo anche se non si compie il mestiere dei propri sogni.

Credere al contrario che tutte le attività che si compiono sul lavoro siano inutili, o che non vengano riconosciute dal proprio datore di lavoro, è un sintomo importante di inadeguatezza che può penalizzare sia il rendimento che la propria autostima.

Altri segnali che possono farci capire di essere incappate in un lavoro sbagliato sono i seguenti:

  1. La sensazione di ricevere una paga insufficiente in proporzione alle ore di lavoro maturate, agli incarichi sostenuti e alla qualità del proprio lavoro;
  2. La certezza che nemmeno con un avanzamento di carriera riusciremmo a raggiungere un compenso economico proporzionato alle nostre competenze;
  3. La consapevolezza di non imparare nulla dalla propria esperienza lavorativa (non c’è nulla di peggio, anche per il mantenimento di un posto di lavoro, del non incrementare le proprie competenze);
  4. Non percepire all’interno dell’ambiente di lavoro o dai propri superiori delle prospettive future positive per noi o per il nostro operato;
  5. Un’incompatibilità caratteriale insormontabile con il proprio capo;
  6. La sensazione di non sentirsi a proprio agio con l’incarico che si ricopre o con le mansioni che fanno parte del proprio lavoro.

Se vi riconoscete nell’elenco sopracitato, potrebbe essere giunto il momento di rimettervi in discussione, cercando di migliorare gli aspetti della vostra attività che risultano problematici o prendendo semplicemente atto che siete ingabbiate in una professione che non fa per voi.

Rimettere in discussione la vostra posizione e cercare nuove strade lavorative da intraprendere può rappresentare a questo punto la soluzione ideale.

Fonte: Oprah.