L'insulto, un film sulla delicata situazione libanese

In onda su RaiTre la sera del 4 settembre, la pellicola racconta come i conflitti che da decenni sconvolgono il Paese non siano del tutto assopiti. Una banale discussione tra vicini diventa un caso giudiziario nazionale.

Pubblicato il 3 settembre 2021
Spettacolo

Un film che racconta come la guerra civile libanese non sia soltanto un ricordo del passato. L’insulto, uscito nelle sale nel 2017, va in onda il 4 settembre su RaiTre. Il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno, dove Kamel El Basha, uno dei protagonisti, è stato premiato con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile; inoltre, la pellicola (qui il trailer ufficiale) è stata scelta per rappresentare il Libano nella categoria Miglior film straniero agli Oscar 2018.

La storia è ambientata nell’odierna Beirut. I protagonisti sono Toni, militante nel Partito Cristiano libanese, e Yasser, rifugiato palestinese. Apparentemente, i conflitti che per anni sono stati causa di violenti scontri e guerre civili oggi sono risolti. Ma basta una discussione tra i due uomini  per un banale tubo rotto e un insulto che il meccanico (il primo) pronuncia nei confronti del capocantiere (il secondo) a far riemergere i contrasti e a trasformare una questione privata in un caso nazionale.

La risonanza mediatica che la vicenda porta con sé è talmente grande che l’intero Paese si spacca in due, costringendo i protagonisti a riflettere sulle proprie idee politiche e sui loro pregiudizi nei confronti degli altri. Un semplice battibecco tra vicini diventa quindi un dramma giudiziario che coinvolge l’opinione pubblica, a dimostrazione del fatto che, a più di trent’anni dalla fine ufficiale della guerra, il Libano poggia ancora su un terreno politico estremamente instabile.

Il film, che è arrivato per la prima volta in Occidente proprio quando è uscito nelle sale italiane, è costruito sulla base di quelle ferite che un’ostilità durata più di un decennio ha lasciato in Beirut e nei suoi cittadini e che, purtroppo, non sono ancora del tutto rimarginate. Anzi, si potrebbe dire che siano ancora ben evidenti: dopo il successo ottenuto a Venezia, il regista de L’insulto Ziad Doueiri, una volta rientrato in Libano, è stato arrestato con l’accusa di collaborazionismo con il nemico israeliano. La sua unica colpa era quella di aver girato una parte del suo film precedente (The Attack) in Israele.

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