Un semplice annuncio di lavoro pubblicato sul “Tirreno”, come ce ne sono tanti. Una ditta di componenti meccaniche cerca un magazziniere. Fin qui, tutto nella norma, se non fosse che tra i requisiti si legge che il candidato deve sentirsi esattamente così:

«Incline alla subordinazione, al rispetto dei regolamenti aziendali e delle disposizioni impartite.»

Obbedienza, e richiesta come ai tempi del padrone coi pantaloni bianchi. È stato questo a indignare Francesca Santi, blogger livornese che ha scansionato il trafiletto e l’ha pubblicato sul suo blog “Spremuta d’inchiostro”, con questa riga considerata agghiacciante. Forse senza neppure immaginare che la notizia avrebbe avuto una risonanza nazionale.

Questo annuncio è infatti diventato un vero e proprio caso, prima diffuso tramite i social network, poi attraverso tutti i giornali che l’hanno riportato contribuendo in breve tempo ad accendere un dibattito su quale sia il limite tra le richieste di un datore di lavoro e la dignità di un lavoratore.

«Quasi tutti hanno colto la gravità di quelle poche parole e ne sono veramente contenta perché, come ho già risposto a una persona che mi ha fatto notare la poca professionalità di molti giovani (e se avete letto il post che ho scritto qualche giorno fa, dovrei essere la prima a inveire contro questa categoria), c’è un limite a quello che si chiede… Se l’azienda in questione avesse semplicemente specificato che cercava un dipendente rispettoso delle regole, non ci sarebbe stato niente di strano, ma in questo caso si va oltre.»

Al di là di tante discussioni, inevitabilmente caotiche sul Web, dove ognuno pretende di dire la sua senza molto discernimento, resta un fatto: il tirocinio è un’esperienza che serve ad apprendere, non a farsi sfruttare. E la carenza di posti, la differenza troppo grande tra offerta e domanda, può aver reso più debole il confine tra ciò che è lecito chiedere e ciò che supera ogni sensibilità umana.

Anche questo è un aspetto della crisi economica.

Fonte: Spremuta d’inchiostro, Corriere fiorentino