Il mito di Dalida rivive su RaiUno

Carriera e vita privata dell’artista italo-francese che è protagonista, con i suoi successi, della puntata di Techetechetè in onda il 3 settembre.

Pubblicato il 3 settembre 2021
Spettacolo

Mito intramontabile, talento unico e irripetibile: a Dalida è dedicata la puntata di Techetechetè in onda venerdì 3 settembre, alle 20.30 su RaiUno. Un episodio ricco di materiali, alcuni dei quali mai visti in Italia, per celebrare Yolanda Gigliotti, la cantante più amata d’Oltralpe, il cui talento in Italia è stato spesso associato a Luigi Tenco, a cui è stata legata per un breve periodo. La puntata, intitolata Dalida in Paradisco, è stata realizzata da Massimiliano Canè.

Yolanda Gigliotti nacque il 17 gennaio del 1933 a Choubrah, un quartiere popolare del Cairo, in una grande comunità italiana. Suo padre, Pietro Gigliotti, era primo violino all’Opera del Cairo, mentre sua madre, Filomena Giuseppina d’Alba, era una sarta. A diciassette anni vinse il concorso di bellezza Miss Ondine e, nel 1954, Miss Egitto, che le aprì le porte del mondo del cinema. Per affermarsi nel mondo dello spettacolo, decise quindi di lasciare l’Egitto e tentare la fortuna come attrice in Europa, e nel 1954 si trasferì a Parigi.

Iniziò per lei un periodo di grandi successi: dopo aver cambiato il suo nome in Dalida, incise il suo primo disco su vinile con Madona, versione francese di Barco negro di Amália Rodrigues, cui seguì Bambino, che ebbe grande successo arrivando prima in Francia per ben trentanove settimane. Recitò in Rapt au deuxième bureau (Rapimento al secondo ufficio) di Jean Stelli, con Frank Villarde, si esibì in Italia nella trasmissione Il Musichiere, condotta da Mario Riva; seguirono La canzone di Orfeo e Milord, cantata poi in italiano anche da Milva.

Nel 1964 Dalida fu la prima donna a vincere il disco di platino per aver venduto oltre 10 milioni di dischi; sempre nel 1964, seguì il Tour de France cantando più di duemila canzoni lungo i 2900 km percorsi. Nel 1965 partecipò a Scala Reale dove incontrò Luigi Tenco. Con il cantante, dopo aver inciso Bang Bang, al primo posto nella prima hit parade radiofonica condotta da Lelio Luttazzi, decise di tentare Sanremo con Ciao amore, ciao.

La tragedia della morte di Tenco, con cui aveva una relazione secondo quanto affermarono i media, colpì particolarmente Dalida, che tentò di togliersi la vita nel 1967 in un albergo a Parigi, dove aveva soggiornato con lo stesso Tenco prima di Sanremo; fu salvata dall’intervento di una cameriera. Nonostante i grandi successi avuti nella musica – con Tornerai (in Francia J’attendrai, al primo posto in hit parade), Ciao come stai e Tua moglie, e molte altre canzoni, – la cantante ebbe una vita infelice;

Nel 1961 Dalida sposò Lucien Morisse, direttore di Radio Europe 1; tuttavia questo matrimonio durò pochissimo, appena un mese, perché Dalida decise di divorziare dopo aver incontrato a Cannes Jean Sobieski, giovane pittore e attore alle prime armi. Dopo Tenco, la cantante iniziò una relazione con uno studente ventiduenne italiano e restò incinta. Decise di abortire, ma dal momento che l’aborto non era ancora legale si sottopose a un intervento clandestino; l’aborto riuscì, ma, a causa di complicazioni, rimane sterile. L’ultimo periodo della sua carriera, poi, fu caratterizzato da una forte depressione.

Nella notte tra il 2 ed il 3 maggio 1987, a vent’anni dal primo tentativo di suicidio, Dalida si uccise, ingerendo una massiccia dose di barbiturici accompagnati da un bicchiere di whisky. Sul suo comodino venne trovato un biglietto vergato a mano e firmato che diceva: “La vita mi è insopportabile. Perdonatemi”.

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