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Hillary Clinton alla Berlinale con un documentario: Più donne candidate per frenare l'odio

L'ex First Lady ha colto l'occasione per criticare anche Donald Trump e Vladimir Putin

Pubblicato il 2 marzo 2020

Hillary Rodham Clinton ha partecipato alla Berlinale 2020 in occasione dell’anteprima di Hillary, un documentario sulla sua vita che verrà rilasciato su Hulu dal prossimo 6 Marzo.

La serie girata dalla regista Nanette Burstein è divisa in quattro episodi ed esplora i momenti salienti della vita dell’ex First Lady americana, dall’infanzia fino all’attuale carriera politica. Per realizzare il progetto, Burstein ha intervistato a lungo non solo Hillary ma anche i suoi collaboratori, gli amici, qualche avversario e il marito.

Durante la conferenza stampa, la Clinton si è concentrata sulla reputazione molto spesso controversa che ha negli Stati Uniti: “Ho scritto un libro sulle elezioni del 2016 perché non riuscivo a capire che cosa fosse accaduto. L’ho intitolato proprio What Happened e uno dei capitoli è sulle donne in politica. La mia spiegazione è che essendo l’unica donna candidata alla presidenza, su di me si sono concentrate tutte le aspettative, le critiche, i pregiudizi“.

Collegandosi a questo argomento, Hillary ha evidenziato quanto sia importante la presenza delle donne all’interno della politica così come si sta verificando per le attuali primarie negli Stati Uniti: “Così si evita la sindrome del cane parlante: ‘Guarda, non ci posso credere, può parlare e persino candidarsi a presidente degli Stati Uniti‘. Le donne, come gli uomini sono una diversa dall’altra, alte, basse, ognuna ha un taglio diverso di capelli. Non dovrebbero, però, essere giudicate in base al loro aspetto, semmai in base ai loro meriti“.

Non poteva mancare una frecciatina a Donald Trump che, secondo l’ex First Lady, ha giocato una parte decisiva nella sua sconfitta alle scorse elezioni: “Sono convinta che si sia deliberatamente fatto il possibile per rappresentarmi in maniera distorta. Quando ero a capo della segreteria di Stato durante la presidenza Obama, avevo un livello di popolarità molto alto, il 79 per cento degli americani era dalla mia parte. I miei avversari lo sapevano e hanno fatto tutto il possibile per screditarmi, con accuse false e costruite ad arte. […] Anche Vladimir Putin ha ordinato ai suoi servizi segreti di indagare sul mio conto e fare tutto il possibile per mettermi in cattiva luce, il suo obiettivo era sbarazzarsi di me“.