Nello stesso giorno in cui la Costa Concordia ha restituito i corpi di 8 dispersi, la procura di Grosseto ha inserito nel registro degli indagati altre sette persone, tutte coinvolte nel naufragio dell’immensa nave da crociera. Gli avvisi di garanzia, che già avevano colpito il comandante Francesco Schettino e suo il vice Ciro Ambrosio, hanno raggiunto proprio ieri altri quattro ufficiali di bordo e alcuni responsabili di terra. Si tratta degli ufficiali Salvatore Ursino, Silvia Coronica, Roberto Bosio, e Andrea Bongiovanni, e dei responsabili di terra Roberto Ferrarini, Manfred Ursprunger e Paolo Parodi.

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Gli ufficiali che erano presenti sulla Costa Concordia durante l’incidente del 13 gennaio, sono indagati per cooperazione colposa in omicidio plurimo colposo e naufragio, in cooperazione colposa con Schettino e Ambrosio, più alcuni capi d’accusa diversificati in base al ruolo e alla posizione sulla nave.

Salvatore Ursino, 27 anni, secondo ufficiale di coperta, è accusato per esempio di non aver sollecitato il comandante Schettino a ridurre la velocità della Concordia, che negli attimi precedenti all’impatto con lo scoglio si era attestata a ben 16 nodi, mentre Silvia Coronica, 29 anni, terzo ufficiale di coperta, aveva quella sera il compito di verificare la rotta. Roberto Bosio, comandante in seconda della nave Costa Concordia, seppe fin da subito, come pure gli altri ufficiali, che la nave non sarebbe potuta stare a galla a lungo, ma non intervenne pur avendone l’autorità, per sopperire alle mancanze del primo comandante. Andrea Bongiovanni, ufficiale di coperta, è invece accusato di false comunicazioni all’autorità marittima, probabilmente su indicazioni di Schettino.

Per quanto riguarda il personale di terra che è stato raggiunto dall’avviso di garanzia, i nomi sono quelli di Roberto Ferrarini, capo dell’unità di crisi di Costa Crociere, Manfred Ursprunger, vicepresidente esecutivo della società, e Paolo Parodi, fleet superintendente della nave. Tutti e tre sono accusati di omicidio plurimo colposo, e sarebbero responsabili delle mancate tempestive comunicazioni all’autorità marittima, nel tentativo di far risparmiare il denaro dei soccorsi alla Costa Crociere.

Per gli inquirenti l’immobilità dolosa del personale di terra e del personale di bordo, avrebbe causato la morte di almeno 25 persone, senza contare le sette ancora disperse. Dalla Procura di Grosseto fanno comunque sapere che gli avvisi di garanzia sono un atto dovuto, e servono a tutelare gli stessi accusati, i quali potranno così nominare un legale e presenziare agli accertamenti tecnici non ripetibili.

Fonte: Ansa