La Shoah e il ricordo dell’Olocausto hanno colpito da sempre l’immaginario degli artisti, tanto che anche la settima arte ha spesso partorito pellicole di grandi qualità che raccontassero il genocidio perpetrato dai nazisti. Naturalmente, la strage degli ebrei gassati nei campi di concentramento è spesso il tema principale che percorre questi film, ma a volte ci sono anche temi collaterali, in particolare quelli del sogno e della vendetta, che percorrono le scene. Uno dei film più celebri resta sempre Schindler’s List di Steven Spielberg, incentrato su un eroe che salva gli ebrei dai campi di sterminio.

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Tra i film che raccontano della Shoah e dell’Olocausto, particolarmente intenso è This Must Be The Place di Paolo Sorrentino, con Sean Penn e Frances McDormand. La storia racconta di una rockstar invecchiata che, alla morte del padre ebreo, cerca il suo aguzzino nazista per vendicarsi. La vendetta non sarà una sentenza di morte ma un umiliante ed esemplare contrappasso. Di vendetta parla anche Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino: due le storie principali, quella di Shosanna, che da piccola assiste alla sua famiglia sterminata da un ufficiale nazista e da grande incendia il suo cinema durante una convention propagandistica piena di ufficiali; e poi c’è la storia di Aldo, interpretato da Brad Pitt, che mette insieme una squadra per uccidere e vendicarsi dei nazisti.

Non manca neppure nella cinematografia il dramma dell’infanzia. Ne Il Bambino Con Il Pigiama a Righe, un piccolo tedesco fraternizza con un bambino ebreo rinchiuso in un campo, finendo per condividerne anche la morte. Perché i bambini non comprendono la diversità, il razzismo, l’odio sociale che coinvolse intere generazioni di ebrei. Il dramma degli ebrei italiani entra invece in tutta la sua incomprensibilità ne La Finestra Di Fronte di Ferzan Ozpetek: accanto alla storia d’amore principale, c’è quella di un vecchio che perde la memoria e ripercorre la tragica notte in cui il suo amato fu portato via dai nazifascisti.

Alcune pellicole sono dotate di grande humor, anche se si tratta di humor nero, e ironia. Il più celebre di questi è sicuramente Train De Vie, che racconta di un villaggio ebreo che si organizza con un treno fingendo di autodeportarsi per sfuggire alla vera deportazione. Ma non tutto è come sembra e alla fine si scoprirà cosa è accaduto realmente. Interessante punto di vista di un regista ebreo è Mein Fuhrer – La Veramente Vera Verità su Adolf Hitler: qui viene dipinto un leader tedesco debole e psicologicamente fragile, che ricorre all’aiuto di un attore ebreo, che si pone nei suoi confronti talvolta con un sentimento di empatia, talaltra di desiderio di vendetta.