Giusy Versace è una donna di 32 anni che nel 2005, in un grave incidente stradale, ha perso entrambe le gambe. Oggi si fa fotografare senza protesi per mostrare a chi si trova nella sua stessa situazione che non bisogna nascondersi.

Giuseppina Versace, nipote di Gianni e cresciuta tra stilisti e case di moda, lavorava per una nota griffe, non Versace per non mischiare lavoro e famiglia, come ha confidato, quando è successo l’incidente che le ha cambiato la vita.

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Faceva, e fa tuttora, la “retail supervisor”, occupandosi di tutta la rete di boutique che vendevano i prodotti della firma in franchising. Viaggiava tanto, sempre in giro tra auto e aerei, quando una sera dell’estate 2005, un acquazzone sulla Salerno Reggio-Calabria l’ha fatta uscire di strada e nello scontro col guard-rail ha perso le gambe.

Giusy ricorda di quando è stata portata al Centro protesi di Bologna:

“che ha frequentato anche Alex Zanardi, sono stati bravi, ma il posto non è molto allegro. Appena arrivi hai lo choc di vedere tutta la gente mutilata e in quel momento dici: “Cavoli, sono una di loro”.

La famiglia le è stata di enorme aiuto, per non vedere sua madre piangere, si sforzava di non farsi vedere giù, nonostante la situazione drammatica:

La cosa più pesante da affrontare in quei momenti non sono solo lo choc mentale o l’equilibrio psicologico, ma proprio il dolore fisico, che è molto, molto forte. A volte mi confrontano con Oscar Pistorius o con Aimee Mullins, l’atleta e modella. Sono grandi punti di riferimento, ma loro hanno avuto l’amputazione da piccoli e sono cresciuti in quel modo. Quando subisci un trauma del genere in età adulta, è più faticoso.

Giusy racconta come il primo anno sia stato difficilissimo, a partire dal lavoro fino allo scontro con il proprio armadio:

E lì ti senti un po’ la femminilità mozzata. A casa aprivo l’armadio e trovavo una minigonna, sistemavo la scarpiera e saltava fuori una scarpa decollété con il tacco. Ho dovuto imparare a vestirmi in maniera diversa.

Poi la corsa. Per una sfida con se stessa e con gli altri, Giusy ha cominciato a correre con le protesi, finché lo scorso giugno ha vinto a Imola nei 100 metri ai campionati italiani di Atletica paraolimpica, correndo in 19 secondi e 93 centesimi. La prima donna in Italia che corre con amputazione bilaterale. Mentre il prossimo obiettivo sono le Paraolimpiadi di Londra del 2012.

Il servizio su Oggi, dove si mostra senza indugi, ha lo scopo preciso di invitare tutte le persone con amputazioni a non nascondersi:

Mi può far piacere sapere che sono la prima donna in Italia che corre senza due gambe, ma d’altro canto mi dispiace, perché sono sicura di non essere l’unica amputata bilaterale. Magari si vergognano, o non hanno la forza di uscirne. Invece ci dobbiamo mettere in mostra, ci dobbiamo far vedere.