A Lugano si è appena conclusa un’importante Convention Internazionale di Arte Terapia: tre giorni durante i quali si è discusso della necessità di curare la depressione, i mali esistenziali e le nevrosi tipiche della nostra società attraverso la terapia dell’arte e, in particolar modo, del teatro.

La Convention ha visto in prima fila lo psichiatra Orlando del Don, affiancato da esperti provenienti da tutto il mondo e dall’ARTEC, l’Accademia di Recitazione e Teatroterapia.

L’incontro tra psicoterapia e terapia delle arti è figlia di una particolare osservazione della realtà in cui viviamo e delle nevrosi a essa legate. La nostra epoca è caratterizzata da un incessante sviluppo tecnologico il quale, però, non permette ancora di garantire all’individuo una vita di totale benessere, priva di quelle “afflizioni esistenziali” oggi tanto diffuse.

Le nevrosi e la depressione sorgono nel momento in cui l’uomo è esasperato dal mondo esterno, dai suoi ritmi, dall’omologazione imposta e dal continuo bombardamento di notizie. In questo stato l’individuo non riesce a trovare uno sfogo, uno spazio intimo e personale all’interno del quale rigenerarsi.

Durante la Convention di Lugano si è convenuto sul fatto che la terapia farmacologica e la psicoterapia spesso non sono sufficienti al {#benessere} della persona e non risolvono in modo adeguato il disagio esistenziale. L’incontro con l’arte – e in particolare con la danza, la musica e il teatro – non solo permetterebbe di curare la depressione, ma anche di arricchire la persona, donandole un benessere che può allontanarla dal male e dalla normalità di una vita asfittica.

Nel corso degli anni l’Arteterapia ha messo in gioco nella cura della depressione ogni tipo di forma artistica, ma la Teatroterapia rimane una delle discipline più approfondite e longeve, legate a importanti uomini di teatro del Novecento, quali Grotowski e Brook. La terapia del teatro – attraverso l’ausilio di musica e danza – è quella che maggiormente coinvolge la persona depressa, dal momento che investe tutta la sfera dell’individuo, sia fisica che psichica.

L’individuo depresso non riesce a soddisfare la propria personalità ed è privo di spontaneità psicofisica. Si trova letteralmente compresso tra il proprio istinto e le regole della società: non può infatti dare sfogo agli istinti perché la società lo frena e perché, soprattutto, lo obbliga a indossare una maschera. La maschera permette all’individuo di adattarsi a ogni situazione, tuttavia indossarla significa tradire se stessi e annullare la propria personalità.

La Teatroterapia prende le mosse proprio dal concetto di finzione e maschera. Non c’è nulla di più vero e autentico della finzione teatrale. Il teatro, infatti, narra la verità dell’autore del testo drammaturgico e dell’attore che interpreta il personaggio, vivendolo fisicamente e mentalmente; in questo modo il teatro nasce da esperienze di vita e ha per scopo il racconto e il resoconto della vita.

Il teatro, agendo sulla costruzione del personaggio, permette all’individuo di poter veicolare la propria passione e i propri istinti all’interno di una finzione. La persona si esercita a indossare varie maschere (quelle dei personaggi del dramma), imparando a incanalare in qualcosa di compiuto la propria “follia” e il proprio disagio.

A questo esercizio se ne affiancano altri di tipo fisico, mentale e vocale, che hanno lo scopo di recuperare la vitalità psichica e fisica, unica e originale, di ogni singolo individuo. Solo così la persona impara a destreggiarsi fra le diverse maschere che indossa, riuscendo a ottenere un maggior ordine psichico e a mantenere intatte le caratteristiche del proprio Io.

A Lugano la Convention ha spaziato enormemente, facendo sì che gli psicoterapeuti coinvolgessero nel loro progetto di cura della depressione non solo i teatranti, ma anche danzatori, musicisti, architetti, fotografi, esperti di informatica e nuove tecnologie. E all’orizzonte si vedono già le nascenti discipline della Cinematerapia e della terapia della scrittura. Questo studio, infatti, non è finalizzato solo alla cura della depressione, ma soprattutto al miglioramento totale della vita di ogni individuo.

Fonte: Teatroterapia, Lium.