Gradevole, brioso e profumato, il Brachetto d’Acqui DOCG richiama alla mente immagini delle feste d’estate all’aperto sulle colline piemontesi. Un’idea per le vostre feste all’aperto, clima permettendo, ma anche per accompagnare il dessert nei vostri momenti conviviali in casa. Nella versione spumante è ideale come aperitivo, long drink e negli happy hour o per allietare un dolce spuntino di metà pomeriggio.

Zona di produzione e vitigni

Il Brachetto d’Acqui DOCG si ottiene dai vigneti coltivati nel territorio che comprende 26 comuni, tra la provincia di Alessandria e la provincia di Asti, tra Acqui Terme e Nizza Monferrato, nel Piemonte sud-orientale, dove l’orografia molto complessa crea microclimi differenziati che influiscono sulle caratteristiche dei vini aromatici. Queste, infatti, dipendono da diversi fattori come l’altitudine dei vigneti, la loro esposizione, la vicinanza a un fiume. I notevoli composti aromatici assicurati all’uva dal clima pedemontano conferiscono al Brachetto un delizioso profumo delicato e intenso oltre che il suo contenuto zuccherino. Non a caso, le colline sulle quali vengono coltivati questi vigneti sono chiamate ‘le colline degli aromatici’. Il vitigno dal quale si ottiene il Brachetto d’Acqui è al 100% il Brachetto, ideale per la produzione di vini dolci, aromatici, frizzanti o spumanti e per passiti.

Caratteristiche organolettiche

Il Brachetto d’Acqui DOCG è caratterizzato da bollicine di media finezza; un colore rosso rubino chiaro con riflessi porpora, spuma vivace e perlage insistente; profumo fragrante e muschiato con chiari sentori di frutta rossa matura e rosa bulgara; sapore dolce, morbido, delicato, frizzante, con lunga persistenza aromatica che ricorda fortemente l’uva d’origine. Ha una gradazione minima di 12 gradi.

Il Brachetto d’Acqui DOCG a tavola

Nelle tre versioni Rosso, Rosato e Spumante, si sposa perfettamente a dessert e macedonie, fragole con panna, pesche bagnate con lo stesso vino, crostate ai frutti di bosco, cannoncini alla panna, bavarese ai lamponi, madeleine e pesche ripiene, esaltando il sapore della frutta fresca. Ma si accompagna bene anche alla frutta secca come noci, nocciole, mandorle, pistacchi, fichi. L’abbinamento più tradizionale, tuttavia, è con il dessert a fine pasto o a metà pomeriggio, con la pasticceria secca e con i dolci da forno dal panettone natalizio alle crostate. Si sposa bene con il cioccolato e, in questo, è forse l’unico vino al mondo. Il consumo deve avvenire dopo un anno, massimo due dalla vendemmia, per poter apprezzare al meglio le sue caratteristiche principali: la fragranza del profumo e la freschezza. Comunque, si abbina perfettamente con il dolce e il salato.

Come si serve

La versione Spumante va servita in coppe per spumanti dolci aromatici entro l’anno successivo all’imbottigliamento a una temperatura di 10-12°C. Le versioni Rosso e Rosato vanno degustate in calici allungati a una temperatura di 12-14°C.

Un po’ di storia

Il Brachetto è un vino antico arrivato, attraverso gli anni ed alterne vicende, al riconoscimento più importante in Italia: la DOCG. Secondo la leggenda, il vinum acquense, progenitore del Brachetto d’Aqui, possedeva virtù afrodisiache e, all’epoca dei Romani, Giulio Cesare prima e Marco Antonio poi facevano arrivare alla corte della regina Cleopatra otri di questo vino prima del loro arrivo in Egitto. Nel 1875 Demaria e Leardi, nella Ampelografia della provincia di Alessandria, sostengono che il Brachetto piemontese sarebbe originario di Nizza Marittima.

Comunque, il Brachetto viene menzionato ufficialmente per la prima volta nel 1922 in un documento firmato da Garino Canina, che lo definisce “vino rosso dolce e aromatico, con un profumo speciale, moderatamente alcolico e zuccherino, non molto colorito, da consumarsi per lo più spumeggiante o spumante”. Secondo il Canina, il Brachetto era diffuso in particolare nella zone attorno ad Acqui e Nizza Monferrato, ma con una produzione limitata, che si fermò alla fine del primo conflitto mondiale, quando la filossera decimò i vigneti e i vignaioli preferirono altri vitigni per adeguarsi alle richieste del mercato.

Solo nelle colline del sud Piemonte pochi estimatori ne continuarono la produzione e, intorno agli anni Cinquanta, Arturo Bersano, un produttore rispettoso della tradizione ma con lo sguardo rivolto al futuro mise a punto un Brachetto spumante elaborato in autoclave con metodo charmat. Da allora il Brachetto è entrato a far parte della grande famiglia dei grandi vini aromatici ed è apprezzato dagli intenditori più raffinati.

Curiosità

Secondo la tradizione popolare, il Brachetto è il vino preferito da una delle più famose maschere d’Italia, Gianduja da Gioan d’laduja, detto Giovanni del boccale, che aveva fama di gran bevitore raffinato e, infatti, riempiva di questo vino il suo inseparabile boccale.

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