Un vino che si beve quando se ne ha voglia e si accompagna con i piatti della tradizione piemontese e nazionale, ma che si può abbinare anche con le specialità culinarie di tutto il mondo. Lo definiremmo un esempio perfetto di integrazione internazionale. In sintesi, la Barbera D’Asti DOCG sta bene con tutti: è un vino della famiglia e della compagnia, ma che si beve volentieri anche da soli. Cosa ne pensate? Conosciamolo meglio…

Zona di produzione e vitigni

La zona di produzione della Barbera d’Asti DOCG è nel cuore del Monferrato e si estende tra 118 comuni della provincia d’Asti e 51 della provincia di Alessandria. È il vino simbolo della tradizione viticola del Piemonte e quello maggiormente prodotto nella regione. Infatti, il vitigno Barbera interessa circa il 35% dei 53mila ettari coltivati a vite in Piemonte, soprattutto nelle province di Alessandria e di Asti, come precisato, dove raggiunge la sua massima espressione di profumi e sapori.

Caratteristiche organolettiche

La Barbera d’Asti DOCG si presenta con colore rosso rubino intenso; sapore delicato, ma deciso e fruttato con lievi sentori di vaniglia; profumo vinoso e fruttato con sentori speziati.

Barbera d’Asti DOCG a tavola

Si abbina anche ai piatti più difficili. È perfetto con tonno e salmone alla griglia, cacciagione, carni rosse e formaggi stagionati, primi piatti con condimenti a base di carne. Si abbina ottimamente con primi piatti importanti come tagliatelle al sugo di lepre, piatti di carne come arrosti e brasati, selvaggina, antipasti saporiti e formaggi stagionati.Va servito in ampi calici ad una temperatura di 18 – 20°C.

Un po’ di storia

Questo vitigno ha origini antichissime. Del Barbera si parla per la prima volta in un documento del XVII secolo conservato nel Municipio di Nizza Monferrato. Si sa che era molto apprezzato nel Cinquecento da Carlo Emanuele I di Savoia, ma la sua menzione ufficiale risale al 1798, ovvero alla stesura della prima ampelografia dei vitigni coltivati sul territorio piemontese del conte Nuvolone, vicedirettore della Società Agraria di Torino. All’epoca, infatti, il conte Nuvolone descrive il Barbera come un “vino possente, sempre piuttosto severo, ma ricco di un profumo squisito e d’un sapore che alla forza accoppia la finezza”.

Attraverso la costante ricerca di una qualità sempre maggiore, perseguita dai produttori soprattutto a partire dagli anni Sessanta del Novecento, la Barbera d’Asti è arrivata al riconoscimento della DOC nel 1970 e poi della DOCG dell’8 luglio 2008, denominazione di origine controllata e garantita “Barbera d’Asti” riservata ai vini rossi delle tipologie “Barbera d’Asti” e “Barbera d’Asti” Superiore, con disciplinare successivamente modificato nel 2010 e nel 2011.

La DOCG, ovvero la denominazione di origine controllata e garantita, è il più importante riconoscimento per un vino, a testimonianza di un’evoluzione progressiva verso i vertici della qualità. E in effetti, l’inizio della evoluzione seguita dal Barbera è segnato dalle scelte di alcuni produttori che trasformano il nostro vino più tradizionale in un vino rosso corposo, morbido e stabile che si può ottenere solo dalle uve Barbera quando sono perfettamente mature.

Nel 2011 il Consorzio di Tutela Vini d’Asti Monferrato ha varato due iniziative legate alla promozione del Barbera d’Asti DOCG: la produzione di un video-documentario sulla storia e l’evoluzione produttiva e qualitativa del vino e lo sviluppo del progetto Istantanee di vino – Barbera d’Asti DOCG, una manifestazione articolata in una serie di appuntamenti di degustazione enofotografici.

Hanno parlato del Barbera

Poeti, cantanti, giornalisti e scrittori hanno decantato le virtù del Barbera. Il suo primo cantore poetico fu Giosuè Carducci in “Generosa Barbera”; Cesare Pavese definisce questo vino “leggendario” in una delle sue lettere; Pascoli, nell’ode A Ciapin, parla di una “purpurea Barbera”; Luigi Veronelli afferma che “la Barbera, la prima, quella più immediata nel ricordo è quella astigiana”. Più di recente, Gaber gli dedica la canzone Barbera e Champagne. Nel libro O. P. ossia il vero bevitore, lo scrittore modenese Paolo Monelli dichiara che la Barbera “è uno dei pochi vini di sesso femminile, […] ma se è femmina è una virago da mettere fuori combattimento la gioventù”. E ancora Mario Soldati, Giovanni Arpino, Emilio de Marchi, Carlo Castellaneta, Alfredo Panzini e molti altri i nomi che hanno citato la Barbera nei loro scritti, un vino italiano decisamente piemontese, concretamente d’eccellenza.