Malati di sesso? Ci si rivolge alla Asl. Se i Sert si sono decisi a esplorare nuove frontiere oltre alle droghe tradizionali, come il gioco d’azzardo, perché non rivolgersi a essi anche quando si ha una dipendenza da sesso? È a questo che devono aver pensato in molti, che si sono rivolti all’azienda sanitaria più vicina per chiedere aiuto. Anche perché esiste un servizio di sex addiction, dato che il sesso compulsivo è una droga a tutti gli effetti.

Ma da cosa si riconosce un malato di sesso? Daniela Casalboni, direttore del dipartimento dipendenze patologiche dell’Asl di Rimini, ha provato a tracciare un profilo medico del problema:

“Si tratta di {#uomini}, non ci sono almeno presenze femminili. Questi uomini hanno più o meno 40 anni e riferivano tutti di avere un problema di compulsione relativi ai rapporti sessuali. Il sesso per questi pazienti era diventato una cosa ossessiva, di cui non riuscivano a fare assolutamente a meno: il loro pensiero era fisso in quella direzione. E per soddisfare questo bisogno cercavano ossessivamente un partner con il quale metterlo in atto, compresa la ricerca di persone attraverso Internet. Non mancavano poi rapporti simultanei con tre-quattro persone, anche l’autoerotismo era diventato compulsivo e quando non riuscivano a trovare nessun con il quale fare sesso, arrivavano anche a forme di coercizione e violenza nei confronti del partner che non era consenziente.”

La responsabile spiega come si tratti di un’evoluzione del gallo romagnolo, ossia di quella sorta di latin lover che compare spesso ad esempio come personaggio nei film con Andrea Roncato. Ma forse la patologia è ben più ampia e non è rintracciabile nella sola Emilia Romangna: basti pensare al fatto che anche star di Hollywood come Michael Douglas hanno chiesto aiuto per questo particolare tipo di dipendenza.

La questione sembra essere puramente genetica: tanto che studiosi della Hebrew University e della Ben Gurion University of the Negev, in Israele, ha eseguito dei test del DNA su 148 studenti, maschi e femmine, per poi scoprire che gli studenti con variazione del gene D4 avevano una sessualità molto più attiva degli altri. Al di là del fatto che il sesso appare per questi uomini non appagante o appagante per poco, come di dovrebbero comportare le donne di fronte a un fenomeno del genere?

In generale, se si percepisce che l’uomo è malato di sesso, vuol dire nella maggior parte dei casi che è un partner, magari occasionale, ma non un fidanzato o un compagno di vita. Chi ha questa patologia non sa stare con una sola donna, e persino quando trova quella della sua vita è portato a tradire. Per cui intanto, se lo si riconosce, meglio non affezionarsi troppo. Non solo l’amore, ma anche il sesso con un uomo del genere è un’esperienza poco sana ed estrema, che potrebbe colpire delle donne con bassa autostima. Anche perché alcuni di questi uomini sono bravi a far sentire speciale la propria donna, hanno sviluppato delle tecniche di seduzione che non sempre sono afferrabili a una prima occhiata.

Secondo Casalboni, però si può guarire:

“Ci sono percorsi che non sono certo brevi ed è necessario lavorare molto sul concetto di desiderio passando oltre il bisogno. E non è facile perché si tratta di andare in controtendenza per quanto riguarda una tendenza di cultura generale che punta tutto sul bisogno della persona e non sul desiderio, ad esempio, di fare felice un’altra persona, di creare un rapporto paritetico.”

Fonte: Il Resto del Carlino.