Annullato in Appello l'ergastolo al padre di Mehmed, il bimbo morto a Milano

La corte d'Assise del capoluogo lombardo hanno riqualificato il reato da omicidio volontario a maltrattamenti pluriaggravati, e la pena ora è 28 anni di carcere. Il piccolo morì per le violenze subite, la notte tra il 21 e il 22 maggio 2019 in via Ricciarelli, in zona San Siro.

Pubblicato il 10 marzo 2022
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La corte d’Assise d’Appello di Milano ha annullato la sentenza di ergastolo per Alija Hrustic, il 26enne che causò la morte di Mehmed, il figlio di appena due anni e mezzo. I giudici di secondo grado del capoluogo lombardo hanno riqualificato il reato da omicidio volontario a maltrattamenti pluriaggravati, e la pena ora è 28 anni di carcere.

Inoltre, è stato escluso il reato di tortura, che era stato riconosciuto per la prima volta in Italia nella sentenza di primo grado, nell’ambito delle violenze in famiglia. Alija Hrustic è stato anche assolto dai maltrattamenti aggravati verso la moglie “perché il fatto non sussiste”.

Il piccolo Mehmed, morì la notte tra il 21 e il 22 maggio 2019 in via Ricciarelli a Milano, in zona San Siro, e ora i giudici della corte d’appello dicono che non fu un omicidio. Le motivazioni si conosceranno tra 40 giorni, quando verranno depositate, ma questa sentenza è destinata a far discutere.

Le indagini del 2019 avevano accertato i ripetuti maltrattamenti subiti dal bimbo, trovato anche con delle bruciature sui piedi. Il padre, ai magistrati subito dopo l’arresto, aveva ammesso di averlo picchiato, ma non credeva di averlo ucciso.

L’avvocato Giuseppe de Lalla, difensore dell’imputato, come riporta TgCom 24, ha commentato così la decisione dei giudici: “Lungi da me l’idea di dire vittoria o sconfitta in un processo dietro il quale c’è una tragedia umana incolmabile. Al netto di ogni retorica credo che la tesi difensiva sia la più aderente a una verità processuale sovrapponibile a quella fattuale”.

Per il legale già nella sentenza di primo grado emergevano “lacunosità” e “contraddizioni” nel racconto della moglie, testimone delle violenze. “Mi riservo ogni commento più approfondito alla lettura delle motivazioni – ha spiegato – ma da quello che emerge sinora anche la Corte d’Assise d’appello ha fatto una attenta analisi di queste contraddizioni”.

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