Napalm Girl: la 'bimba' simbolo della guerra in Vietnam è a Milano

Sono passati 50 anni dalla celebre foto scattata l'8 giugno 1972 durante il conflitto nel Paese asiatico. Quella ragazzina che allora aveva 9 anni è Phan Thi Kim Phuc e l’autore dell’immagine è il premio Pulitzer Nick Ut, e si sono riuniti per la mostra del fotoreport a Palazzo Lombardia.

Pubblicato il 6 maggio 2022
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Sono passati 50 anni dalla celebre foto Napalm Girl, quella scattata l’8 giugno 1972 durante la guerra del Vietnam, in cui compariva una bimba nuda che fuggiva da bombardamenti. Quella ragazzina che allora aveva 9 anni è Phan Thi Kim Phuc e l’autore dell’immagine è Nick Ut.

Nel 1973 il fotografo vinse il Premio Pulitzer proprio per questo scatto, mentre la protagonista è stata nominata nel 1997 ambasciatrice dell’UNESCO. Ora si ritrovano, dopo 50 anni, sotto la foto che li ha fatti conoscere in mostra a Palazzo Lombardia, dal 6 al 31 maggio 2022.

L’esposizione dal titolo From Hell to Hollywood ripercorre la carriera di Ut, dopo la famosa Napalm girl, foto simbolo della guerra in Vietnam:

“Ero sulla ‘Route 1’ alle 8 del mattino. Ho visto tante bombe sganciate vicino al tempio dove si trovava Kim. Un elicottero ha sganciato due bombe su una pagoda. E subito dopo quelle al napalm. Ho pensato che non ci fossero sopravvissuti, poi ho visto tante persone uscire dal fumo nero: anziani, donne, bambini. E Kim che correva”.

Ma Phan Thi Kim Phuc non compare solo in quello scatto, ma in diverse immagini esposte a Milano, risalenti sia alla guerra, sia quando il fotoreporter la incontrò di nuovo da adulta. Alla conferenza stampa la donna che oggi ha 59 anni ha ricordato:

“Non so bene come io sia sopravvissuta e come io sia qui. La mia storia è cominciata con un bombardamento e una foto. Io sono solo uno di quei bambini che hanno sofferto e soffrono nelle guerre. Un’icona. Come la mia foto. Sono diventata un simbolo della guerra a seguito di quello scatto. È cominciata così la mia vita di testimonianza”.

Poi Kim Phuc, che negli anni ha subito decine di interventi e cure, e che ancora oggi soffre dolori fisici a causa di quello che ha patito durante il conflitto, ha continuato:

“La prima volta che ho visto la mia foto, con me nuda, sono rimasta scioccata. Mi sono sentita cosi’ in imbarazzo, così vulnerabile. In seguito ho affrontato tanto dolore, traumi, incubi. L’arte della vita è vivere con amore, speranza e perdono perché solo questo può davvero cambiare il mondo”.

Anche Attilio Fontana, presidente della Regione a voluto esprimere un suo pensiero:

“A cinquant’anni di distanza udiamo ancora l’urlo straziante e disperato di quella bambina, divenuta simbolo dell’orrore della violenza. Oggi più che mai abbiamo il dovere di aprire gli occhi di fronte a quel grido di dolore, condannando ogni forma di conflitto e adoperandoci, ogni giorno, per la pace”.

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