Giorgio Armani: "La moda deve cambiare, lavorare così è immorale"

Lo stilista ha scritto una lettera in cui traccia il percorso che segnerà la rinascita del fashion system

Pubblicato il 15 aprile 2020

Fin dallo scoppio della pandemia, Giorgio Armani è sceso in campo a sostenere la lotta al Coronavirus donando 1 milione e 250mila euro agli ospedali Luigi Sacco, San Raffaele e all’Istituto dei Tumori di Milano, oltre che allo Spallanzani di Roma.

Lo stilista italiano ha preso molto a cuore l’emergenza e, adesso che la fase critica sembra sia passata, ha voluto centrare l’attenzione sui cambiamenti necessari da apportare al fashion system affinché possa ripartire al meglio.

In una lettera scritta alla rivista settoriale WWD Women’s Wear Daily, Re Giorgio innanzitutto si è dissociato dal modus operandi adottato negli ultimi anni nella moda: “Il declino del sistema moda, per come lo conosciamo, è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion con il ciclo di consegna continua, nella speranza di vendere di più… Io non voglio più lavorare così, è immorale“.

Ovviamente la crisi si è accentuata con la chiusura dei negozi di questi ultimi mesi, tanto che la Federazione Moda Italia ha previsto un calo del 50% degli incassi per il 2020. Per Armani bisognerà rivedere l’organizzazione del lavoro ripartendo con un’altra mentalità: “Ho sempre creduto in una idea di eleganza senza tempo, nella realizzazione di capi d’abbigliamento che suggeriscano un unico modo di acquistarli: che durino nel tempo. […] Chi acquista i vestiti per metterli dentro un armadio aspettando la stagione giusta per indossarli? Nessuno, o pochi, io credo. Ma questo sistema, spinta dai department store, è diventata la mentalità dominante. Sbagliato, bisogna cambiare, questa storia deve finire Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero“.

Nel post-Coronavirus sarà importante, quindi, non affrettare i tempi ma anche evitare gli sprechi così come l’imprenditore italiano afferma nella parte finale della lettera: “Basta spettacolarizzazione, basta sprechi. Da tre settimane lavoro con i miei team affinché, usciti dal lockdown, le collezioni estive rimangano in boutique almeno fino ai primi di settembre, com’è naturale che sia. E così faremo da ora in poi. Questa crisi è anche una meravigliosa opportunità per ridare valore all’autenticità. […] Basta con le sfilate in tutto il mondo, fatte tramite i viaggi che inquinano. Basta con gli sprechi di denaro per gli show. Il momento che stiamo attraversando è turbolento, ma ci offre la possibilità, unica davvero, di aggiustare quello che non va, di togliere il superfluo, di ritrovare una dimensione più umana… Questa è forse la più importante lezione di questa crisi“.

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