Intolleranza al lattosio: cause, sintomi e dieta

Tutto quello che c’è da sapere se non digerisce bene questo alimento fondamentale per un’alimentazione varia e equilibrata

Pubblicato il 4 febbraio 2020

Chi soffre di intolleranza al lattosio certificata sa come comportarsi per evitare problemi a tavola, ma tra differenza tra intolleranza e allergia e disinformazione non è facile fare chiarezza: ecco cause, sintomi e dieta se non si digerisce bene questo alimento.

Molte persone, tra l’altro, riscontrando gonfiore o difficoltà nel digerire, autodiagnosticano un’intolleranza al lattosio (a volte addirittura al glutine) e lo eliminano dal menu senza aver consultato il medico. È importante, invece, parlare sempre con il dottore di famiglia prima di cambiare le proprie abitudini alimentari.

La nostra redazione consiglia le indicazioni più affidabili, a puro scopo informativo, presso l’Aili, l’Associazione italiana latto-intolleranti.

Differenza tra intolleranza e allergia al lattosio

Allergia o intolleranza? Questi due disturbi sono molto diversi tra loro , per meccanismi e conseguenze. La prima dipende dal sistema immunitario, che rileva come pericolosi l’alimento ingerito e produce anticorpi. Le conseguenze vanno dai dolori gastrointestinali al prurito e arrossamento della pelle fino ai più gravi problemi respiratori e shock anafilattico.

L’intolleranza al lattosio, invece, dipende dalla mancanza di un enzima (lattasi) che non ne consente la corretta digestione provocando in genere:

  • dolori addominali
  • nausea e vomito
  • gonfiore
  • meteorismo
  • diarrea o stipsi
  • prurito e arrossamento cutaneo
  • mal di testa
  • sensazione di stanchezza.

Intolleranza al lattosio: diagnosi

I sintomi che abbiamo appena descritto possono comparire una o due ore dopo aver mangiato ma anche più in là, in base alla velocità della digestione.

Il medico, in caso di sospetti, per una diagnosi precisa può servirsi di due esami. Il più diffuso è il Breath Test, che stabilisce se il lattosio viene correttamente digerito. Non invasivo, consiste nell’assumere una quantità precisa di lattosio (di solito bevendo latte intero) e soffiando a intervalli regolari in una sacca che misura l’idrogeno presente nell’aria. Il secondo è il test genetico, che tramite un campione di saliva stabilisce la predisposizione all’intolleranza.

Dieta per intolleranti al lattosio

Una volta stabilità l’intolleranza, è possibile tenere sotto controllo il problema con una dieta. Esistono, tra l’altro, anche dei farmaci e degli integratori di lattasi che consentono di introdurre una certa quantità di lattosio di solito senza subirne le conseguenze.

In generale, è importante sapere che il lattosio (uno zucchero complesso) si trova non solo nel latte vaccino, ma anche in quello di capra, di asina, di pecora e di bufala e derivati. E poi in altri insospettabili, come il latte materno e alcuni insaccati, tra salumi e wustel. Il latte è spesso usato come addensante, quindi nei prodotti industriali – ma anche nei farmaci – è sempre bene leggere l’etichetta.

I formaggi a pasta extra dura come parmigiano e pecorino, invece, sono naturalmente privi di lattosio, che si trova in dosi minime tollerate anche in quelli a pasta dura come il groviera. Più i formaggi sono invecchiati più il contenuto di lattosio diminuisce.

Nella dieta è importante inserire quegli alimenti alternativi che possano apportare calcio, come carciofi, spinaci, cavoli, broccoli e radicchio, fagioli, semi di sesamo, nocciole, sardine e latte vegetale (di soia, riso o mandorle).

Se vi è stata diagnosticata una intolleranza al lattosio, dunque, niente paura, perché la vostra dieta può essere completa e varia, considerando anche la vasta scelta di prodotti senza lattosio che si trova nel banco frigo e sugli scaffali, dal latte alle fette di formaggio, dal burro allo yogurt.

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