Per tutte le neomamme uno degli scogli più dolorosi da affrontare è il sonno del neonato. La paura maggiore è quella che il bimbo non dorma abbastanza, mentre il rischio per la mamma è quello di essere sotto stress durante il giorno perché non riesce a riposare abbastanza di notte.

Ogni bimbo però (è bene ricordarlo) è diverso e avrà un differente approccio con il sonno. Alcuni studi sostengono per esempio che poco sonno possa provocare l’obesità nei bimbi. Sono molti i luoghi comuni e i miti da sfatare a riguardo, vediamo i più diffusi.

Dormire bene significa non svegliarsi mai durante la notte. Nulla di più sbagliato: tutti ci svegliamo nelle ore notturne, molti di noi si muovono sotto le coperte, si aggiustano il cuscino oppure cadono in una breve fase di sonno leggero. Se per gli adulti la fase del sonno dura circa un’ora e mezza nei bambini il ciclo è più breve (un’ora), quindi di notte ogni bimbo compie più cicli del sonno al termine dei quali può svegliarsi. I piccoli che i genitori non sentono mai svegliarsi non sono bimbi che dormono di più o meglio degli altri, ma semplicemente neonati che riescono a riaddormentarsi da soli.

A tre mesi il sonno migliora: questo in realtà è un fraintendimento poichè molti genitori credono che il sonno dei {#neonati} migliori di giorno in giorno, e che entro i tre mesi possa diventare più tranquillo. Anzi potrebbe capitare che un bimbo dormiglione nei prmi mesi di vita, possa cominciare ad avere un sonno turbolento nei mesi seguenti.

Dormiglioni si nasce e non si diventa: ovviamente la genetica è importante nello sviluppo del ciclo del sonno del neonato, ma quest’ultimo esattamente come un adulto può avere bisogno di un sonno di almeno 7 ore, mentre magari per un altro ne sono necessarie almeno 8. I ritmi possono essere diversi, ma un ruolo importante lo gioca anche l’ambiente: le giuste abitudini del sonno si imparano, e spesso proprio in famiglia il neonato può sviluppare comportamenti, orari e aspettative rispetto alla nanna.

Può essere utile utilizzare qualche trucchetto per facilitare il sonno. Soprattutto nei primi mesi di vita, l’orologio è un ottimo strumento per sapere quando è ora di portare a nanna il bimbo. Dopo circa un’ora e un quarto di veglia la mamma può cominciare a mettere in atto alcuni espedienti per far capire al neonato che è ora di fare la nanna. Solo per fare qualche esempio, cantargli una ninna nanna, cominciare a cullarlo dolcemente o se siete in giro, coprirgli il risvolto della culla per dare più intimità al piccolo e aiutarlo a prendere sonno.

Il pisolino non può essere considerato vero sonno. Spesso ci sono molti pregiudizi sui riposini brevi, ma un sonnellino di circa 20 minuti è un bel sonno per un neonato. Sfruttate quelle pause di venti minuti o mezzora per fare le vostre cose in casa, spesso nei primi mesi questi momenti di nanna sono ristoratori. Un riposino di due ore è il sogno di molte mamme, ma per alcuni neonati questi cicli arrivano soltanto dopo qualche mese.

Tenere i bimbi alzati fino a tardi li aiuta a dormire di più: sbagliato, mettere i bimbi a nanna presto li aiuta a prendere il massimo dal sonno. Anche se inizialemtne nei neonati il ciclo del sonno non coincide con il passaggio tra il giorno e la notte, il piccolo potrebbe essere pronto in breve tempo ad andare a nanna al calar del sole e risvegliarsi al mattino dopo.

I rumuri notturni dei neonati sono indicatori di richiesta d’aiuto. Assolutamente no: vi siete mai accorte che i versetti che i neonati fanno di notte sono esattamente uguali a quelli che vi fanno divertire durante il giorno? Spesso nelle pause fra i momenti di sonno e veglia, infatti, i bimbi si muovono e fanno alcuni versetti ma questo non significa che abbiano bisogno di voi.

Provate a lasciare il neonato in culla per qualche minuto e vedrete che spesso si riaddormenterà da solo senza problemi, e ciò vi consentirà di continuare a dormire serenamente. Se il pianto invece dovesse diventare disperato, allora potrebbe essere arrivato il momento di accorrere in suo aiuto.