Amy Winehouse arriva il film biografico

Il padre della ragazza, dipinto in maniera negativa nel documentario premio Oscar Amy, ha dichiarato di avere molto controllo creativo sulla pellicola

Pubblicato il 26 maggio 2020
Spettacolo

Pochi artisti, negli ultimi decenni, hanno avuto la stessa tragica esistenza di Amy Winehouse: la cantante, che si è spenta a meno di 28 anni per una serie di concause legate al suo alcolismo. E Hollywood, che da sempre è fortemente attratta da storie che raccontano l’ascesa e la caduta di un artista, sta preparando un film biopic sulla scia dei celebrati Bohemian Rhapsody e Rocket Man.

Dietro il progetto c’è infatti il padre della defunta ragazza, Mitch Winehouse, che spera di raggiungere un discreto successo al botteghino e che ha assicurato che la pellicola sarà pronta entro l’anno prossimo.

Per il tassista londinese potrebbe trattarsi dell’occasione del riscatto dopo il successo del documentario Amy del 2015, vincitore di un Oscar, il quale ripercorreva la storia della star del blues bianco, dando un ritratto tutt’altro che positivo del genitore.

Mitch, che ha sempre rigettato le tesi sostenute dal documentario, giudicato un insulto alla propria persona, ha affermato che avrà molto più controllo creativo rispetto a quanto gli venne concesso durante la lavorazione del film di Asif Kapadia.

Non lasciano infatti dubbi le parole pronunciate ai microfoni del podcast di Paul Danan, The Morning After: “Stiamo lavorando un bel film, a un piacevole spettacolo di Broadway, nei quali dipingeremo Amy come davvero era. Il film dovrebbe essere pronto tra un anno o due, ormai siamo alla fase di scrittura della sceneggiatura.”

Anche la scelta della star protagonista dovrà essere approvata da Mr. Winehouse, su raccomandazioni dei produttori: “Vogliamo un’attrice sconosciuta, idealmente una ragazza ebrea della North o East London, che assomigli a Amy e che parli come lei“.

Non tutti però sono d’accordo sulla decisione di affidare un progetto così importante a una persona che, stando a quanto dichiarato dal documentario Amy, avrebbe abbandonato la figlia al proprio destino, risultando in parte responsabile della morte, avvenuta dopo aver ingerito una quantità di alcol cinque volte superiore al limite legale per mettersi alla guida.

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