Chi è Emma Ruzzon, la studentessa che difende la libertà davanti a Mattarella

Originaria di Monselice, cittadina nei Colli Euganei, la 22enne ha tenuto un discorso durante la cerimonia per gli 800 anni dalla fondazione dell'Università di Padova. In qualità di rappresentante degli studenti e delle studentesse ha toccato temi attuali e forti, come l'affossamento del Ddl Zan e il diritto all'istruzione.

Pubblicato il 20 maggio 2022
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Emma Ruzzon, è stata autrice e protagonista di un discorso potente nell’Aula Magna dell’Università di Padova, dove il 19 maggio 2022 si sono celebrati gli 800 anni di attività dell’Ateneo. Le sue parole sono risuonate forti e decise e ad ascoltarla, seduti nella storica stanza, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Giovanissima Emma Ruzzon, ha solo 22 anni ed è iscritta all’università dal 2019. Originaria di Monselice, cittadina nei Colli Euganei, durante la cerimonia per la fondazione dell’istituto d’istruzione padovano, ha parlato per conto di tutti gli studenti e le studentesse dell’ateneo veneto, in quanto loro rappresentante.

Nel suo discorso ha toccato temi molto importanti, il primo tra tutti il concetto di libertà sul quale la studentessa si interroga chiedendosi come ci si possa veramente sentire liberi “In un Paese in cui l’accesso alla carriera universitaria è ancora ad appannaggio di pochi privilegiati, se il nostro è uno dei sistemi di tassazione più alti d’Europa e se, di contro, solo il 29% dei giovani riesce a laurearsi, penultimi nell’Unione”.

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Sotto lo sguardo del capo dello Stato e delle ministre Cristina Messa (Università e Ricerca) ed Erika Stefani (Disabilità) e all’europarlamentare, Roberta Metsola, Emma Ruzzon, grande appassionata di recitazione, sindacalista dell’Udu e iscritta al corso di laurea in Lettere Moderne ha anche ‘bacchettato i senatori’:

“Mi chiedo come possa considerarsi libero un Paese in cui i senatori della Repubblica possono permettersi di applaudire pubblicamente l’affossamento di un Ddl che, in minima parte, mirava a tutelare la libertà di esistere di persone, cittadini, di uno Stato che continua a chiudere gli occhi davanti alla sua transomofobia”.

Un discorso, quello della 22, preciso e ficcante sul quale Sergio Mattarella, intervenuto alla fine, ha osservato: “La libertà non è divisibile, perché essa si ottiene pienamente soltanto se ne godono anche gli altri. Non c’è libertà piena, se gli altri ne sono privi”.

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