Emma Heming sul marito Bruce Willis: "Ho molta più speranza oggi"

La modella ha spiegato di voler diffondere consapevolezza sulla demenza frontotemporale, malattia dalla quale il marito è affetto: “È importante per me essere una voce per quelle famiglie che non possono esserlo”.

Emma Heming si è aperta sulla malattia di Bruce Willis. Al blog Sunday Paper di Maria Shriver, la modella ha raccontanto la sua esperienza come caregiver del marito, affetto da demenza frontotemporale.

Ho molta più speranza oggi di quanto ne avessi dopo la prima diagnosi di Bruce”, ha detto Heming. “Ora capisco di più questa malattia e sono in connessione con un’incredibile comunità di sostegno. Spero di aver trovato un nuovo scopo – uno che non sarei mai andata a cercare – nell’usare i riflettori per aiutare e gli altri e farli sentire capaci”.

La modella ha inoltre aggiunto di avere “speranza che tutta la nostra famiglia possa trovare gioia nelle piccole cose, e nel riunirsi per celebrare tutti i momenti che la vita ha da offrire”. La famiglia allargata di Bruce Willis, infatti, è da sempre molto vicina all’attore.

Oltre alle figlie Mabel Ray, di 12 anni, ed Evelyn Penn, di 10, avute da Emma Heming, l’attore condivide con l’ex moglie Demi Moore i figli Rumer, di 35 anni, Scout, di 32, e Tallulah, di 29. Tutti insieme, si riuniscono periodicamente per dare supporto all’attore, in special modo da dopo la diagnosi, arrivata nel febbraio 2023.

Heming si è poi detta consapevole del proprio privilegio rispetto agli altri caregiver di persone con demenza:

Lotto con il senso di colpa, sapendo di avere risorse che gli altri non hanno. Quando riesco a uscire per una passeggiata per schiarirmi le idee, penso che non tutti i caregiver possono farlo (…) Allo stesso tempo, vedo che ciò che condivido è importante per altri che potrebbero essere in difficoltà, perché in un certo senso li fa sentire ascoltati e compresi.

La modella ha infatti sottolineato come spesso le famiglie che ricevono questo tipo di diagnosi non abbiano a chi rivolgersi, e ha quindi spiegato di voler avere una parte attiva nel diffondere consapevolezza e risorse sulla malattia: “È importante per me essere una voce per quelle famiglie che non hanno il tempo, l’energia o le risorse per esserlo”, ha detto. “È qualcosa che voglio che i miei figli vedano: il fatto di lavorare con gli altri, e di combattere lo stigma e l’isolamento che malattie di questo tipo possono portare con sé”.

 

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