Stevie Wonder: 70 anni di rivoluzione della black music

Dopo aver perso la vista a pochi giorni della nascita, nel giro di 11 anni Stevie avrebbe imparato a suonare una miriade di strumenti conquistando il suo primo contratto discografico con la celebre etichetta Motown.

Pubblicato il 13 maggio 2020

Compie oggi 70 anni uno dei più grandi geni della musica popolare moderna, un uomo che quasi da solo ha rinnovato un intero genere – ma sarebbe meglio parlare di universo musicale – quale la black music. Parliamo ovviamente di Stevie Wonder, nome d’arte di Stevland Hardaway Morris, la cui carriera ha dell’incredibile.

Nato prematuro di sei settimane, a causa di un livello eccessivo di ossigeno nell’incubatore il piccolo Stevland perse sin dai primi giorni di vita il senso della vista a causa del distacco della retina. A soli 4 anni la madre del bambino lasciò il marito e si trasferì da sola nella periferia di Detroit. Un’infanzia difficile, quella di Stevie, il quale però non ha mai considerato la cecità un handicap.

Affascinato dalla musica, all’età di 9 anni aveva già imparato a suonare il bongo, l’armonica, il basso e ovviamente il pianoforte. A 11 anni, impossibile anche solo immaginarlo, ecco arrivare il primo contratto discografico con un’etichetta che sarebbe divenuta leggendaria, la Motown, il cui responsabile lo avevo notato mentre cantava a cappella in chiesa.

Nel corso di quasi 60 anni la versatilità, il talento compositivo e l’inconfondibile voce di Wonder avrebbero segnato per sempre la black music e il pop, di cui è riuscito a rimescolare le carte con il suo suono caratteristico delle sue tastiere elettroniche, ma anche con una straordinaria sensibilità che lo ha portato più volte a farsi promotore dei diritti degli afroamericani e testimonial per moltissime campagne di solidarietà in Africa.

Già a 13 anni ecco arrivare il primo record, quello del più giovane artista arrivato in cima alle classifiche di vendita con il brano Fingertips, di sola armonica. Ma il repertorio di Stevie Wonder è davvero sconfinato, dato al fianco di album leggendari nel loro insieme, come Innervision, Talking Book e Songs In The Key of Life, dove funk, pop, jazz, progressive e rock si mescolano senza soluzione di continuità, ci sono anche brani ormai divenuti patrimonio come comune For Once in My Life e Isn’t She Lovely.

Continuando a parlare di numeri non si possono non citare le oltre 100 milioni di copie vendute, i 25 Grammy Award ottenuti in carriera (con ben tre consecutivi, al pari di Frank Sinatra), un Oscar per la migliore canzone, I Just Called to Say I Love You (dal film La signora in rosso del 1985). Insomma, impossibile oggi non far partire almeno una delle tante ballad che hanno definito le storie romantiche di svariate generazioni di fan e ascoltatori casuali.

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