Celine Autunno-Inverno 2020/2021

Alla Paris Fashion Week, Hedi Slimane ha presentato la nuova collezione di moda, un trionfo di allure parigina.

Pubblicato il 1 marzo 2020

Alla Paris Fashion Week è il giorno di Hedi Slimane e la sua Celine Autunno-Inverno 2020/2021: una sfilata di moda che guarda al passato e sembra strizzare l’occhio ora a Françoise Hardy ora alla Maria Schneider di Last Tango in Paris.

È una nostalgia quasi tragica quella che attraversa la passerella, interrotta però da linee e tagli di una modernità assoluta: 111 uscite sulle note, molto Seventies, di una canzone composta appositamente per l’occasione da Sofia Bolt (al secolo Amélie Rousseaux).

Celine Autunno-Inverno 2020/2021 (Photo by Peter White/Getty Images)

Capispalla tutti desiderabili, dai gilet lunghi in shearling fino ai caban, dalle cappe lunghe fino ai piedi ai bomber in eco fur; indossati con abiti in stampa paisley con scollo arricciato e una serie di gioielli d’oro e di cristallo, abiti sottili fino al ginocchio indossati con cinture a catena; pantaloni slim in velluto bootcut indossati con cappotti sopra il ginocchio della linea Princess, camicie tutte volant su blazer dal taglio maschile.

Celine Autunno-Inverno 2020/2021 (Photo by Peter White/Getty Images)

E poi stivali morbidi, overknee da portare anche con i jeans, imponenti sandali con plateau con collant semi trasparenti.

È un tripudio di allure tutta parigina, rock e effortless chic, che fa dell’eleganza dégagé uno deo suoi tratti distintivi con piccole giacche di velluto, tailleur in tweed e abiti glitterati con elementi che richiamavano l’Heritage Yves Saint Laurent mescolati a pezzi chiave di Celine come la borsa Sulky a tema equestre.

Celine Autunno-Inverno 2020/2021 (Photo by Peter White/Getty Images)

Il front row era quello delle grandi occasioni, con tutta la Francia che conta ad applaudire la Celine Autunno-Inverno 2020/2021, ennesimo gioiello di uno stilista che come pochi altri riesce, di collezione in collezione, di anno in anno, a rimanere fedele a sé stesso. C’erano Jane Birkin, Carla Bruni e il regista Mathieu Kassovitz, Emmanuelle Seigner (il marito Roman Polanski avrebbe vinto da lì a poche ore il César come miglior regista di J’Accuse, provocando contestazioni fuori e dentro il Théâtre du Châtelet, Benjamin Biolay, Isabelle Huppert, Alexa Chung e Melanie Laurent.

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