Gestione migranti: Mimmo Lucano condannato a 13 anni e due mesi

Dopo gli arresti domiciliari, la Procura di Locri ha disposto che l'ex sindaco del comune calabrese sconti una pena quasi doppia rispetto a quella richiesta dalla pubblica accusa. È la fine del “modello Riace”

Pubblicato il 30 settembre 2021
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L’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano, è stato condannato a 13 anni e due mesi di reclusione. Così si è concluso il cosiddetto processo “Xenia”, all’interno del quale l’uomo era indagato per illeciti nella gestione del flusso di migranti arrivati in Calabria negli scorsi anni. Una condanna quasi doppia rispetto a quanto era stato inizialmente chiesto dalla pubblica accusa, che ammontava a sette anni e undici mesi. “Non ho parole, non me l’aspettavo“, ha detto Lucano subito dopo l’udienza.

Le accuse a suo carico erano multiple: associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Durante l’inchiesta sono emersi poi altri dettagli, come il fatto che l’ex sindaco abbia commesso diverse irregolarità nell’ambito dell’organizzazione di matrimoni tra cittadini italiani e donne straniere; delle unioni di convenienza, che avevano come unico scopo quello di far ottenere a queste persone il permesso di risiedere in Italia. Inoltre, Lucano avrebbe favorito in modo fraudolento l’affidamento del servizio di raccolta rifiuti a due cooperative che non risultavano iscritte all’albo regionale del settore e senza nessuna gara d’appalto.

Già nel 2018 la Procura di Locri aveva disposto gli arresti domiciliari, con il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem. La condanna arriva quindi dopo diversi anni di indagini, che però non hanno mai avuto l’intenzione di mettere in cattiva luce quello che inizialmente era l’obiettivo del sindaco, l’accoglienza. “Questo non è un processo al nobile e reale fine dell’accoglienza. Non è mai stato nelle intenzioni della Procura contrastare il principio fondamentale dell’accoglienza dei migranti. Quello che ha mosso questa indagine è stato la consapevolezza dell’agire in modo opposto nel favorire l’accoglienza“, ha dichiarato Luigi D’Alessio, Procuratore di Locri.

Lucano, invece, si è lasciato andare ad uno sfogo: “Ribaltano completamente la realtà, la distruggono. Quando sono tornato dalle misure cautelari, perché mi avevano sospeso da sindaco e cacciato da Riace, i rifugiati mi aspettavano. Adesso Riace è finita“. Il processo ha sancito la fine definitiva del “modello Riace”, nato con l’intenzione di migliorare la gestione degli sbarchi dei migranti nel nostro Paese.

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