Carolina Marconi: "Ho congelato un solo ovulo, la chemio mi ha resa sterile"

Dopo aver lottato per anni contro il cancro al seno, ha un grande sogno, quello di diventare mamma. E per farlo ce la sta mettendo davvero tutta ma a causa della malattia, non potrà adottare un figlio, almeno per qualche anno, per questo sta tentando la strada della fecondazione assistita, ma anche questa è piena di ostacoli.

Pubblicato il 19 maggio 2022
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Carolina Marconi, dopo aver lottato per anni contro il cancro al seno, ora (da sempre in realtà) ha un grande sogno, quello di diventare mamma. E per farlo ce la sta mettendo davvero tutta ma a causa della malattia, non potrà adottare un figlio, almeno per qualche anno.

La legge italiana, infatti chi è stato un malato oncologico deve attendere cinque anni prima di potersi dire realmente guarito e quindi in grado di fare domanda di adozione. Ora, Carolina Marconi ha fatto sapere che sta tentando la via della fecondazione assistita, una strada verso la maternità non certo priva di ostacoli.

Purtroppo la chemioterapia l’ha resa momentaneamente sterile, come ha rivelato lei stessa al settimanale Chi:

“Prima di iniziarle, ho congelato un ovulo. Uno solo. Dunque, ho il 10% di possibilità di rimanere incinta. Avrei dovuto congelarne 10, ma non potevo fare terapie ormonali con il tumore al seno, sarebbero state un accelerante per il male”.

Carolina Marconi ha più volte raccontato di aver scoperto del suo tumore proprio mentre stava iniziando un percorso di fecondazione assistita. Poi al magazine ha dichiarato:

“Ora, per altro, siccome devo aspettare per provare a rimanere incinta, ho pensato: ‘Intanto adotto un bambino’. Mi sono anche informata sull’utero surrogato, conosco persone che vi hanno fatto ricorso, ma, come dire, per me è troppo”.

La donna si sta anche battendo per il diritto all’Oblio oncologico, che garantirebbe tra le altre cose di non dichiarare informazioni sulla propria malattia, cosa obbligatoria in Italia anche per sottoscrivere molti contratti e richiedere anche alcuni servizi.

“Se per i medici sono guarita, per lo Stato non lo sono. Per ogni tipo di tumore bisogna aspettare un tot di tempo: 5 anni, 10, 20… io per il mio devo aspettare 5 anni: potrei adottare, dunque, a 49 anni. E intanto i bambini crescono nelle strutture. È un sistema che va cambiato”, ha affermato.

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