Crioablazione dei tumori, in cosa consiste la tecnica che potrebbe sostituire la chemioterapia

Si tratta di un'innovazione medica che consiste nel congelare il tumore al fine di sconfiggerlo, che comporta molteplici vantaggi e che potrebbe andare a sostituire chemioterapia e intervento chirurgico. Ma in quali casi? Perché non è ancora così conosciuta?

Pubblicato il 20 luglio 2022
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Quella della crioablazione dei tumori non è una novità assoluta, infatti, già nel secondo semestre dello scorso anno, si era ampiamente parlato di come ben sei pazienti oncologici avessero sconfitto i propri tumori grazie a questa tecnica presso l’ospedale Rizzoli di Bologna. Il Rizzoli è stato il primissimo centro italiano a utilizzare questa tecnica in campo oncologico e resta, ad oggi, uno dei pochi a praticarla sul territorio nazionale. Ma per quale motivo?

Il principale motivo per cui la tecnica di crioablazione dei tumori non è ancora ampiamente diffusa, nonostante gli innegabili vantaggi, consiste nel fatto che per poterla usare sono necessarie competenze e tecnologie avanzate che molte strutture ospedaliere italiane ancora non possiedono. Ed è un peccato, perché si tratta di un’innovazione importante e utile soprattutto in caso di tumore maligno, specialmente al rene o al seno, che non richiede né intervento né anestesia totale, deleteri per chi è già molto debole.

Come funziona?

La crioablazione dei tumori, esattamente come la crioterapia in campo estetico, si pone l’obiettivo di “congelare” un qualcosa; in questo caso si tratta, appunto, del tumore.
Attraverso un ago e sotto controllo ecografico, si inietta nella massa tumorale la quantità di azoto liquido necessaria che, portata a una temperatura di -190°C, provoca la necrosi (ovvero la morte) del tumore stesso.
Normalmente questo tipo di intervento richiede un’anestesia locale o la sedazione del paziente e, al massimo, 2 o 3 giorni di degenza.

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