Pietro Maso denuncia Fedez per No Game-Freestyle: "Lede la mia onorabilità"

L'uomo, tornato libero nel 2015 dopo aver scontato la sua pena per l'omicidio dei genitori, porta in tribunale il rapper con l'accusa di diffamazione aggravata. La frase incriminata si trova nel testo di un brano di giugno 2021.

Pubblicato il 29 settembre 2021
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Fedez è indagato a Roma per l’accusa di diffamazione aggravata nei confronti di Pietro Maso, l’uomo che ha scontato una pena ad oltre 30 anni di carcere per avere ucciso nel 1991 i suoi genitori. La denuncia, presentata dall’avvocato Alessio Pomponi difensore di Maso, si riferisce al testo della canzone No Game-Freestyle pubblicata nel giugno 2021 dal rapper dove si fa riferimento alla vicenda processuale di ventuno anni fa.

La strofa che ha scatenato il tutto, riportata anche nel documento depositato a Piazzale Clodio, cita: “Flow delicato, pietre di raso, saluti a famiglia da Pietro Maso, la vita ti spranga sempre a testa alta come quando esce sangue dal naso”. Per il denunciate, tornato libero nel 2015, nel testo “E’ richiamata in maniera esplicita la drammatica vicenda personale e processuale che mi ha visto coinvolto e che, a distanza di anni e di un faticoso e doloroso percorso personale sono riuscito a superare”. Con queste parole, riportate dall’Ansa, Pietro Maso ha descritto nella denuncia il motivo che l’ha spinto a contestare la canzone di Fedez. Inoltre, ha aggiunto:

“Le espressioni utilizzate, riferite e riferibili in maniera chiara, diretta ed esplicita al sottoscritto, appaiono oggettivamente diffamatorie e non possono essere certamente ricondotte all’uso di immagini forti appartenenti al genere musicale o alla cifra artistica degli autori, ovvero a vicende personali assimilabili. La libertà di espressione e di manifestazione del proprio pensiero, anche e soprattutto nel caso di specie… non può determinarsi in modo da ledere l’onorabilità altrui, atteso, vi è più, che la vicenda che ha interessato il sottoscritto, ad oggi, non assume alcun interesse in termini di attualità e rilevanza storica”.

Il delitto per cui Maso ha scontato la sua pena, è quello dei suoi genitori, i coniugi Antonio Maso e Mariarosa Tessari, uccisi a colpi di spranga e punteruolo. I fatti si svolsero la notte tra il 17 e il 18 aprile del 1991 nella villetta dove vivevano a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona. L’uomo, all’epoca dei fatti 19enne, confessò di essere l’autore del massacro, compiuto insieme a tre suoi amici, Paolo Cavazza, Giorgio Carbognin e un minorenne, per appropriarsi della sua parte di eredità.

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