Oklahoma, la mobilitazione vip che ha salvato Julius Jones dalla pena capitale

È in carcere da 20 anni per un omicidio che da sempre sostiene di non aver commesso: molte celebrities, tra cui Kim Kardashian e personaggi dell'NBA, si sono schierate a suo favore, contribuendo a convincere il governatore Stitt a fermare l'esecuzione.

Pubblicato il 19 novembre 2021
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Sono molti i nomi delle celebrità che, grazie alla loro mobilitazione, hanno impedito che Julius Jones fosse giustiziato. Da Kim Kardashian a grandi personaggi dell’NBA come Stephen CurryRussell WestbrookBlake Griffin e Trae Young, le proteste dei vip americani hanno contribuito a salvare la vita al quarantenne, facendo cambiare idea al governatore dell’Oklahoma Kevin Stitt, che ha così concesso la grazia al condannato.

Jones si trova in carcere da circa 20 anni, condannato per l’omicidio di Paul Howell, ucciso nel 1999: nonostante si sia sempre dichiarato innocente, la giuria ha dato molto peso alla testimonianza di Christopher Jordan, che aveva fatto il suo nome dopo aver confessato di aver preso parte al delitto per ottenere uno sconto di pena. Da anni si sono sollevate in tutto lo stato dell’Oklahoma (e non solo) proteste in favore Julius: pare infatti che le autorità non avessero prove schiaccianti a suo carico, e che avessero omesso di interrogare i suoi famigliari, i quali hanno sempre sostenuto che il ragazzo si trovasse a cena con loro il giorno dell’omicidio.

Oltre ai personaggi famosi che si sono mobilitati in suo favore, pressioni al governatore sono arrivate anche da parte di decine di manifestazioni studentesche, dalla famiglia di Jones e da alcuni esponenti del Partito Repubblicano, lo stesso a cui Stitt appartiene. Inoltre, già nel 2018 era arrivato un forte appoggio grazie a The last Defense, una docu-serie prodotta dalla famosa attrice Viola Davis, che ha raccontato, in un episodio, la vicenda e  ha portato alla luce alcuni dettagli delle tesi in difesa di Jones. In più, al governatore e alla giuria che lo ha condannato all’esecuzione, sono giunte anche pesanti accuse di razzismo: pare infatti che il numero dei condannati a morte afroamericani sia molto più alto rispetto a quello dei bianchi, e che i neri abbiano molte più possibilità di essere giustiziati se la vittima è bianca.

Dopo aver fermato il boia, Stitt non ha però parlato pubblicamente della vicenda. La sua unica dichiarazione è stata quella riguardante alla nuova pena per Jones: “Dopo un’attenta riflessione e la revisione di materiali presentati da tutti i lati di questo caso, ho deciso di commutare la pena di Julius Jones all’ergastolo senza la possibilità di libertà vigilata“. Una decisione che avviene dopo le polemiche sollevate nell’ottobre 2021 per l’esecuzione di John Marion Grant, finita sotto accusa perché il detenuto è morto soltanto venti minuti dopo l’iniezione letale, in preda alle convulsioni e a dolori lancinanti.

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