Kurt Cobain: la chitarra di Smell Like Teen Spirit venduta per 4,5 milioni di dollari

Si tratta della mitica Fender Mustang appartenuta al frontman dei Nirvana, e uno dei suoi strumenti musicali preferiti. Ad aggiudicarsela è stato il collezionista Jim Irsay, che possiede anche cimeli di artisti del calibro di Elvis Presley, George Harrison, Prince, Bob Dylan e David Gilmour.

Pubblicato il 24 maggio 2022
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La mitica Fender Mustang appartenuta a Kurt Cobain è stata venduta all’asta per 4,5 milioni di dollari. Si tratta della chitarra che il frontman dei Nirvana aveva suonato nel video di Smell Like Teen Spirit, nel 1991.

La Julien’s Auctions, società che ha organizzato l’asta, aveva valutato lo strumento musicale tra i 400 e i 600mila dollari. Dopo una battaglia a colpi di offerte da parte dei più grandi collezionisti di tutto il mondo, ad aggiudicarsi la Fender di Cobain è stata la Jim Irsay Collection of Indianapolis.

La chitarra è un modello creato nel 1969 per mancini, di colore blu e molto rara, uno degli strumenti preferiti dall’artista. Cobain, infatti, adorava la sua Fender Mustang, e in una delle sue ultime interviste aveva dichiarato:

“Sono mancino. E non è facile trovare, a prezzi ragionevoli, chitarre per mancini di alta qualità. Ma tra tutte le chitarre del mondo, la Fender Mustang è la mia preferita. Ne possiedo due”.

Pare che Kurt Cobain l’avesse acquistata in un negozio di strumenti musicali di Los Angeles, solo un anno prima di girare il video di Smell Like Teen Spirit, cioè nel 1990. Ora la Fender entra a far parte della collezione personale di Jim Irsay, 62 anni, uno dei più grandi estimatori di chitarre al mondo, che può vantare di possedere strumenti appartenuti ad artisti come Elvis Presley, George Harrison, Prince, Bob Dylan e David Gilmour.

La sua collezione ha un valore stimato intorno 3,5 miliardi di dollari, e dopo aver aggiunto anche quella di Kurt Cobain alla lista ha detto:

“Sono entusiasta di preservare e proteggere un altro pezzo di cultura americana che ha cambiato il modo in cui guardavamo il mondo”.

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