Shaping fair cities: a Ravenna un progetto a favore della parità di genere

In dieci punti strategici della città romagnola sono stati installati altrettanti pannelli realizzati da giovani donne nell'ambito del workshop "Le ragazze stanno bene a Ravenna". Ma alcuni hanno fatto discutere.

Pubblicato il 31 marzo 2022
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Si è concluso il 30 marzo il progetto Shaping fair cities di Ravenna, un’iniziativa finanziata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di portare all’attenzione dell’intera cittadinanza un tema di fondamentale importanza: la parità di genere. Per sostenere questo progetto, nella comune romagnolo sono stati installati dieci pannelli, in altrettanti luoghi importanti della città, creati nell’ambito del workshop Le ragazze stanno bene a Ravenna.

Quest’ultimo, iniziato nel 2019, è nato come campagna di comunicazione e sensibilizzazione incentrata sulla parità di genere e sul sessismo intrinseco della lingua italiana. Al progetto hanno partecipato, negli anni, decine di giovani donne, che hanno ideato i dieci slogan che compaiono sui pannelli, realizzati da un’esperta designer. I cartelloni sono poi stati esposti in punti strategici della città, considerati ad alta frequentazione: l’Università, l’hub vaccinale, la Questura, la biblioteca Classense, il centro commerciale Esp, la Casa delle culture, il consultorio, il Centro di medicina e prevenzione e Cup, il consultorio pediatrico e il Mercato coperto.

I pannelli recano diverse illustrazioni: ritratti di donne, ognuno accompagnato da uno slogan. Ad esempio, alla biblioteca Classense è presente un cartellone che raffigura una giovane donna con la scritta “Tesoro non è il mio nome“. “Se te lo stai chiedendo, viaggio da sola“, recita invece il pannello posto nella Questura di Ravenna. A far discutere, invece, è quello posizionato all’Università: “Non chiamarmi signorina, chiamami dottora“, si legge. Una frase che non è stata gradita da tutti, soprattutto per la parola “dottora“.

Ma esiste il termine DOTTORESSA, perché non va bene??“, chiede un utente su Twitter. “Nulla da eccepire contro la battaglia per l’uguaglianza di genere…Però dottora non si può sentire. Non è mettendo una “a” e storpiano le regole della lingua italiana che ottieni parità!“, scrive qualcun altro.

In ogni caso, si tratta di un progetto importante per far parlare di un argomento troppo spesso sottovalutato come la parità di genere. L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione del Comune di Ravenna con le associazioni Liberedonne Aps – Casa delle donne, Villaggio globale e Femminile maschile e plurale.

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