Mangiare di meno e seguire una dieta ipocalorica aiuta a mantenere giovane il cervello. È quanto rivela un recente studio condotto in Italia e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS, tramite il quale i ricercatori sono riusciti a spiegare qual è quel “pulsante” molecolare che riesce ad attivare il metabolismo e che appunto aiuta il cervello a non invecchiare.

Quel “pulsante” è denominato Creb1, è una proteina la cui presenza diminuisce fisiologicamente con l’avanzare dell’età, ed è stato già confermato il fatto che abbia un ruolo di regolatrice di importanti e fondamentali funzioni cerebrali quali ad esempio la memoria, il controllo dell’ansia e l’apprendimento. La funzione della stessa può dunque aumentare anche se si segue una dieta ipocalorica. Spiega Giovanmbattista Pani, che ha condotto lo studio italiano in questione:

«I neuroni comunicano tra loro mediante giunzioni specializzate chiamate sinapsi la cui funzione è essenziale non solo per la trasmissione delle informazioni nelle reti neurali, ma anche per il loro immagazzinamento (formazione dei ricordi). La corretta funzione delle sinapsi è, quindi, determinante per l’apprendimento e la memoria e sue alterazioni sono alla base del declino cognitivo che si osserva nella malattia di Alzheimer e in altre forme di demenza. I nostri studi dimostrano che la restrizione calorica potenzia la capacità delle sinapsi di memorizzare le informazioni e che tale azione benefica è mediata da CREB1».

Già in passato era comunque stato reso noto che la proteina Creb1 poteva modulare altri geni, ma è del tutto nuova la notizia che la stessa possa essere attivata anche in base a una dieta ipocalorica:

«Sapevamo già che Creb1 è in grado di modulare altri geni, e che a sua volta può essere modulata da fattori di crescita chiamati neurotrofine, da alcuni farmaci, e persino da caffè e tè; non sapevamo però che può essere attivata anche da un’alimentazione a regime calorico limitato. Una notizia particolarmente buona perché non è facile somministrare fattori di crescita al cervello mentre è facile pensare di poter arrivare alle cellule cerebrali modificando l’alimentazione».

Attenzione dunque a non ingerire troppe calorie nella dieta quotidiana poiché le stesse, oltre a far perdere la linea, “invecchiano” anche il cervello. Ma quanto mangiare meno? Un 30% delle calorie vanno lasciate nel piatto, ovvero quasi un terzo di quelle considerate come normali in base al tipo di attività che si svolge. Un esempio: chi non conduce una vita sedentaria e deve assumere 2.000 calorie, secondo lo studio le dovrebbe ridurre a 1.400. La ricerca comunque proseguirà, come sottolinea Pani:

«L’obiettivo ora è trovare il modo di attivare Creb1, per esempio attraverso nuovi farmaci, anche senza doverci sottoporre a una dieta ferrea. La restrizione calorica è stata per noi più che altro un espediente sperimentale per scoprire e accendere un circuito protettivo del cervello che coinvolge Creb1 e altri geni responsabili della longevità, le sirtuine (Sirt)».