Tom Hanks dona il suo sangue per un vaccino contro il Coronavirus

L'attore e la moglie Rita sono rimasti a lungo in quarantena in Australia dopo aver contratto il virus: dopo essere guariti avrebbero sviluppato anticorpi utili per la ricerca.

Pubblicato il 27 aprile 2020

Due Oscar, una carriera lunga 40 anni, un numero indefinito di parti indimenticabili in capolavori della storia del cinema. E ora forse anche un vaccino per un virus tra i più letali che l’umanità ricordi. Quanti obiettivi può raggiungere un uomo, se si chiama Tom Hanks? Il celebre attore ha infatti donato il suo sangue e il suo plasma per la ricerca di un vaccino efficace contro il Coronavirus.

L’ex Forrest Gump e la moglie Rita Wilson si sono infatti posti in prima linea nella lotta al Covid-19, avendo scoperto di possedere gli anticorpi che potrebbero essere utili ai ricercatori. La coppia aveva infatti contratto il virus mentre si trovava in Australia. Qui, dopo una lunga quarantena, i due sono usciti indenni dai sintomi della malattia.

Tornati a Los Angeles alla fine di marzo, i coniugi si sono messi a disposizione delle autorità mediche statunitensi, come ha confermato l’attore al podcast della NPR Wait Wait… Don’t Tell Me.

Parlando delle proprie condizioni di salute attuali, la voce di Andy in Toy Story ha così sintetizzato la situazione: “Stiamo bene. Abbiamo avuto tutti i sintomi di un’influenza, quella di mia moglie Rita un po’ più grave della mia. Aveva la temperatura molto alta, ci hanno isolati così da non essere contagiosi per altri. Da allora abbiamo scoperto di essere portatori di anticorpi.”

L’attore ha confermato di aver avvicinato strutture mediche per offrire il proprio sangue. Ma, come sempre, ha voluto scherzare per sdrammatizzare la situazione, invero ancora tragica a livello globale: “Daremo il nostro sangue a persone che spero creeranno quello che vorrei fosse chiamato Hank-cino“.

Anche la moglie Rita si è unita alla lotta, dopo aver avuto una versione peggiore dei sintomi rispetto al marito: “Ero molto stanca, sentivo male ovunque, ero stressata, non volevo che nessuno mi toccasse. E poi è iniziata la febbre. Ripensandoci mi accorgo che stavo perdendo anche il gusto e l’olfatto“.

Quando la temperatura è arrivata a toccare i 39 a Rita è stata somministrata la clorochina, il nono giorno della sua malattia: “Posso solo dire che non so se il farmaco ha funzionato o semplicemente era arrivato il momento della discesa della febbre, ma effettivamente è scomparsa“.

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