A chi è adatta la dieta aproteica? Chi la può seguire e cosa mangiare

Una dieta che può essere eseguita solo su indicazione medica e per la cura di specifiche patologie. Parliamo della dieta aproteica, una terapia alimentare per la tutela del benessere renale.

Pubblicato il 24 febbraio 2021

Ogni patologia necessita di azioni mirate e tra queste un tassello fondamentale è rappresentato dall’alimentazione. Se nel caso in cui si debba intervenire per combattere l’obesità, per esempio, è bene seguire un regime oloproteico, quando si parla di disturbi renali o epatici un grande aiuto arriva dalla dieta aproteica.

Una strategia alimentare che, come indica il termine stesso, si basa sulla limitazione dell’apporto proteico quotidiano, sia di tipo animale che vegetale, per scopi terapeutici.

Se all’interno di un’alimentazione bilanciata ed equilibrata il consumo di proteine è di circa il 15% sul totale del fabbisogno calorico giornaliero, infatti, in un regime alimentare di tipo aproteico questa percentuale si abbassa fino al 7-10%, aumentando, invece, la quantità di verdure, frutta, carboidrati e altri alimenti.

Questo perché, pur avendo una funzione fondamentale per l’organismo (sono coinvolte in tutti processi vitali del corpo), se consumate in modo esagerato o comunque eccessivo le proteine possono creare danni. Come? Affaticando il fegato e i reni, in modo particolare in quei soggetti che, anche inconsapevolmente, ne sono predisposti.

Secondo un’indagine effettuata dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN), infatti, il 7% della popolazione italiana soffre di disturbi legati ai reni, anche senza saperlo. Percentuale che raggiunge numeri maggiori, fino al 50%, se ci si trova in presenza di altre patologie come il diabete, l’obesità o l’ipertensione arteriosa.

Ecco perché, in casi specifici, è opportuno ridurre il consumo di queste sostanze, prevedendo un’alimentazione controllata e diversamente bilanciata.

Vediamo a questo punto come si esegue la dieta aproteica, come funziona e quali sono le controindicazioni relative.

Dieta aproteica: come funziona?

Come detto (e come suggerisce anche il nome stesso) la dieta aproteica si caratterizza per la limitata quantità di proteine e sodio all’interno della propria alimentazione, in modo da non andare a sovraccaricare i reni e il fegato, soprattutto se già compromessi da eventuali patologie.

Non una dieta pensata per perdere peso, quindi, ma una sorta di terapia alimentare volta alla salvaguardia di due organi estremamente importanti.

Le proteine, infatti, pur essendo le fondamenta del corpo (muscoli, unghie, capelli, ormoni, ecc.) non devono essere consumate in modo eccessivo. Non a caso, infatti, anche le diete che ne prevedono un consumo abbondante come quelle proteiche o iperproteiche, devono avere una durata limitata nel tempo.

In genere, infatti, il corpo necessita di circa 40-60 g di proteine al giorno ovvero 0,8-1 g di proteine per ogni chilo di peso. Quando questa quantità viene superata, soprattutto per un periodo troppo lungo, possono generarsi dei problemi. E il motivo è molto semplice.

Quando vengono metabolizzate, le proteine producono degli scarti (urea) che deve essere necessariamente smaltita. Se prodotta in eccesso per un consumo proteico troppo elevato o non supportato, i reni e il fegato (entrambi coinvolti nel metabolismo di queste sostanze) si ritrovano a dover svolgere un lavoro eccessivo e costante. Arrivando a stressarsi, ammalarsi e ad accumulare tossine nel corpo.

Proprio per questo diventa necessario diminuire la quantità di proteine ingerite (anche fino a 0,5 g per chilo corporeo), con un’apposita dieta aproteica, in grado di facilitare e alleggerire la produzione di scorie e il lavoro a carico degli organi preposti.

Ma quali sono gli alimenti più idonei (e consentiti) durante questo tipo di dieta?

Dieta aproteica: cosa mangiare

Non potendo eliminare del tutto le proteine dalla propria alimentazione, come facilmente intuibile, durante la dieta aproteica è importante preferire alimenti con un basso contenuto proteico, ma che siano comunque nutrienti per il corpo.

Tra questi, alcuni dei cibi aproteici più indicati sono:

  • le verdure, tra cui in particolare carote, spinaci, zucca, rape, scalogno, barbabietola, radicchio, peperoni, insalata, zucchine, finocchi, fagiolini (escludendo però i funghi che contengono molte proteine);
  • frutta come la mela, la pesca, la banana, l’uva, le prugne, il melone. Ma anche gli agrumi, o i succhi di frutta;
  • alimenti amidacei come pasta, i cereali, il riso, il pane, ecc. (da preferire sempre i cibi integrali). Esistono anche delle paste e prodotti aproteici facilmente reperibili nelle farmacie o nei supermercati;
  • grassi, oli vegetali in genere, olio extravergine di oliva, margarina, burro;
  • zuccheri;
  • tè verde, caffè.

Da limitare, invece, o comunque da consumare in quantità moderate e controllate dal proprio medico troviamo:

  • le proteine di origine animale come carne, pesce, uova;
  • i legumi come ceci, lenticchie, fagioli, piselli, ecc., poiché ad alto contenuto proteico;
  • i latticini, tra cui il latte, lo yogurt, i formaggi, la panna, ecc.

Particolare attenzione, poi, va posta ai cibi ricchi di sodio. Tra questi le salse, i dadi vegetali e da brodo, i prodotti salati o inscatolati (elemento comune anche alla dieta per la gastrite), che vanno eliminati.

Il tutto, ovviamente in accordo con il proprio medico curante, l’unico in grado di prescrivere una dieta aproteica equilibrata e idonea al singolo soggetto. Anche tenendo conto delle diverse peculiarità, quadro clinico e necessità del paziente.

verdure

Quando intraprendere una dieta aproteica?

Come visto in precedenza, infatti, la dieta aproteica non è e non deve essere intesa come una dieta “comune” da prendere alla leggera o, peggio ancora, da improvvisare con soluzioni fai da te.

Al contrario, invece, questo particolare regime alimentare deve essere prescritto da un medico, un dietologo o un nefrologo, nel caso in cui siano presenti patologie renali (come disfunzioni o insufficienze renali, rene policistico, tumori, ecc.).

Ma non solo. La dieta aproteica può anche essere usata come una sorta di terapia di prevenzione, per esempio in pazienti diabetici. Questo perché, in quei soggetti che soffrono da molti anni di questa patologia, l’affaticamento renale diventa una conseguenza piuttosto comune ed è importante preservare il corpo con una dieta adeguata.

Altri casi in cui questa strategia alimentare viene consigliata e adottata, riguardano i soggetti affetti da cirrosi epatica, andando a ridurre al degenerazione delle cellule del fegato (epatociti). E nei malati di Parkinson, poiché questa tipologia di dieta consente di ridurre i sintomi della malattia migliorando l’efficacia della terapia in uso.

Situazioni diverse ma che rimandano tutte a un fattore fondamentale, la prescrizione e la supervisione medica che deve avvenire sia sulla scelta degli alimenti che sulle quantità. Creando dei menù ad hoc per ogni singolo soggetto.

menu settimanale

Dieta aproteica: esempio settimanale

Proprio per questo non esiste una tipologia standard di menù a cui attenersi. In linea generale, però, l’alimentazione di chi segue una dieta aproteica dovrebbe strutturarsi su quattro pasti giornalieri: colazione, pranzo, cena e uno spuntino pomeridiano. Proviamo a vedere come.

Lunedì

Colazione: tè verde con biscotti aproteici, un frutto.
Pranzo: pasta integrale con pomodoro, pesce al forno e insalata mista di verdure.
Spuntino: tisana o un frutto.
Cena: minestrone di riso e verdure, formaggio fresco (tipo mozzarella), verdure.

Martedì

Colazione: latte con fette biscottate aproteiche e marmellata, un frutto.
Pranzo: pasta aproteica con verdure saltate, petto di pollo e insalata mista.
Spuntino: un frutto.
Cena: farro con verdure, pesce al vapore e verdure.

Mercoledì

Colazione: yogurt magro con cereali e frutta.
Pranzo: pasta integrale con biete e pomodorini, ricotta senza sale e insalata mista.
Spuntino: un frutto.
Cena: zuppa di verdure, tacchino ai ferri e verdure, pane aproteico.

Giovedì

Colazione: orzo con fette biscottate aproteiche e marmellata, un frutto.
Pranzo: risotto con zafferano e zucchine, pesce alla griglia con verdure miste.
Spuntino: un frutto.
Cena: pasta aproteica con dadolata di verdure, petto di pollo e verdure.

Venerdì

Colazione: tè verde con biscotti aproteici, un frutto.
Pranzo: pasta integrale con ceci, insalata mista di verdure.
Spuntino: tisana o un frutto.
Cena: riso alle verdure, uova sode, verdure, pane o focaccia aproteica

Sabato

Colazione: yogurt magro con cereali e frutta.
Pranzo: pasta aproteica con melanzane, insalata mista con finocchi, pesce al vapore.
Spuntino: un frutto.
Cena: vellutata di zucca, tacchino ai ferri e verdure, pane aproteico.

Domenica

Colazione: orzo con fette biscottate aproteiche e marmellata, un frutto.
Pranzo: risotto al radicchio, ricotta fresca e insalata mista.
Spuntino: un frutto.
Cena: minestrone di verdure, petto di pollo e verdure, pane aproteico.

Un menù che, come visto, non elimina carboidrati e zuccheri, predilige frutta e verdura e consente il consumo di proteine. Ma sempre secondo le quantità (limitate) stilate dal medico competente e tenendo conto delle diverse caratteristiche personali.

Elemento imprescindibile per la buona riuscita della dieta stessa e per non incorrere in spiacevoli conseguenze.

Dieta aproteica: effetti collaterali

Anche la dieta aproteica, infatti, può avere degli effetti collaterali, soprattutto se eseguita senza approvazione o controllo medico.

Tra i rischi e le diverse conseguenze per il corpo relative all’adozione di questo regime alimentare troviamo:

  • indebolimento del sistema immunitario: gli anticorpi, infatti, sono proteine e la loro riduzione può portare ad avere una maggior predisposizione ad ammalarsi;
  • riduzione della massa muscolare. Il corpo avendo necessità di amminoacidi se in carenza di proteine cerca di ottenerli rompendo le fibre muscolari;
  • indebolimento osseo a causa del ridotto assorbimento del calcio.

Ma non solo. La riduzione delle proteine rispetto alle normali quantità consigliate può portare anche a:

  • disturbi intestinali;
  • sonnolenza;
  • affaticamento;
  • problemi legati alla pelle (come rush cutaneo) e ai capelli;
  • cambiamenti dell’umore,
  • disturbi a livello psicologico.

Tutti aspetti fondamentali per la buona salute generale dell’organismo che evidenziano ancora di più quanto siano importanti le proteine per il corpo e quanto sia altrettanto importante non arrivare a doverne fare a meno per recuperare situazioni nate dal loro abuso.

L’importante, quindi, è sempre seguire una vita equilibrata. Dall’alimentazione allo stile di vita stesso. Evitando di compromettere la salute dell’organismo e preservando la corretta funzionalità di ogni sua parte. Per vivere bene e in pieno benessere.

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