Festival di Cannes 2020: Spike Lee sarà presidente della giuria

Il regista 62enne è stato raggiunto da un'offerta che non ha potuto rifiutare: essere a capo della giuria che assegnerà l'ambita Palma d'oro

Spettacolo

Mancano meno di 4 mesi alla cerimonia di inaugurazione del Festival di Cannes, giunto alla sua 73esima edizione, ma l’organizzazione ha già diffuso una notizia che è destinata a far discutere e a segnare la storia dell’istituzione cinematografica: sarà Spike Lee a presiedere la giuria del concorso principale, il gruppo di persone che, per intenderci, è deputato all’assegnazione della Palma d’oro.

Come sanno tutti i cinefili, il cineasta americano è noto per le sue vibranti opinioni politiche, che non ha mai nascosto ma anzi veicolato attraverso i propri film ed espresso più che eloquentemente di persona. Quella che avrà luogo dal 12 al 23 maggio potrebbe dunque essere un’edizione del festival molto attenta all’impegno sociale e civile, ma per ora le dichiarazioni del 62enne regista di Atlanta sono all’insegna dell’entusiasmo più fervido.

Quando mi è arrivata la telefonata in cui mi hanno offerto la chance di essere presidente della giuria di Cannes per il 2020 sono rimasto sconvolto, felice, sorpreso e orgoglioso allo stesso tempo“, ha affermato l’autore di film seminali come Malcolm X e Fa’ la cosa giusta, per poi aggiungere: “Nella mia vita le più grandi benedizioni ricevute sono arrivate del tutto inaspettate“.

È un rapporto di lunga data quello che lega Lee alla kermesse francese, in quanto il suo primo lungometraggio Lola Darling (oggetto di un remake in formato serie tv, disponibile su Netflix), venne presentato proprio qui, nel lontano 1986, e vinse il premio per il miglior regista esordiente. Circostanza riconosciuta in un discorso riportato sul sito del festival, in cui si legge che il suddetto “ha avuto un enorme impatto sulla mia carriera. cinematografica. Si può dire che Cannes ha cambiato la mia traiettoria all’interno del cinema mondiale“.

Dettaglio tutt’altro che secondario, poi, è quello riguardante il primato “razziale” rappresentato da Lee: si tratta infatti della prima persona di colore – anche se il cineasta ha preferito usare l’espressione “della diaspora africana” – a ricoprire il ruolo di presidente di giuria.

Recentemente, dopo una serie di film a basso budget e il remake di Oldboy, tutti poco fortunati e di scarsa riuscita artistica, Spike Lee è tornato alla sua forma migliore con la brillante commedia satirico BlacKkKlansman, che ha ricevuto 6 candidature ai premi Oscar 2019, strappando la vittoria nella categoria della migliore sceneggiatura non originale.