In calendario, alla Festa del Cinema di Roma 2017Maria by Callas, il film su Maria Callas diretto da Tom Volf, con la voce di Fanny Ardant. A 40 anni esatti dalla morte, avvenuta a Parigi il 16 settembre 1977, sono stati tanti i tributi alla più celebre soprano di tutti i tempi, non ultima una mostra alla Scala (Maria Callas in scena – Gli anni alla Scala, aperta fino al 31 gennaio 2018, con costumi, fotografie e cimeli).

Il giovane cineasta statunitense si unisce ai diversi omaggi e regala un film intenso e struggente, costruito con materiale – molto anche inedito – fatto di video privati, registrazioni originali di esibizioni, interviste e lettere personali. Trentun’anni, cantante, attore, regista, scrittore, produttore, Volf quest’anno ha curato anche una mostra a Parigi, visitabile fino al 14 dicembre 2017 a La Seine Musicale Boulogne-Billancourt, in cui sono esposte molte fotografie inedite, film girati in Super 8, audio non registrati di concerti, lettere, costumi o oggetti appartenuti alla Diva.

Ho trascorso quattro anni della mia vita in giro per il mondo per incontrare chi ha conosciuto Maria Callas, tra cui il maggiordomo e la sua segretaria personale. È stato un lavoro che  mi ha permesso di trovare molte testimonianze della vita più intima della Callas, tra cui un super 8 di una Madame Butterfly, allestita a Chicago negli anni ’60“, ha raccontato il regista ai giornalisti durante la conferenza stampa.

Oltre al film e alla mostra, dal materiale sono stati realizzati anche tre libri di recente o prossima pubblicazione, perfetti regali di Natale per le amanti della Diva: uno a cura delle Editions Assouline, “Maria By Callas”; un libro delle Editions La Martinière, “Callas confidential”; e un terzo volume a cura delle Éditions Fayard, con le lettere e i diari, “Maria Callas, mémoires, lettres et écrits”. La colonna sonora del film è stata realizzata mettendo insieme registrazioni rare e inedite, ottenute da nastri rimasterizzati messi a disposizione da persone vicine alla Callas o da associazioni e club dei suoi fan.

Dopo aver visto, per caso, un’opera al Met, “Maria Stuarda” di Donizetti, mi sono innamorato dell’opera italiana; tornato a casa ho iniziato a fare ricerche. La voce della Callas, su youtube, mi ha stregato da subito. Mi sono cominciato a chiedere come fosse possibile che quella donna, dopo 40 anni, riuscisse ad emozionarmi così tanto. Ho scoperto che sono in tanti ad amarla ancora. Man mano che raccoglievo informazioni mi rendevo conto che su di lei era stato scritto tanto eppure nessuno ne aveva colto l’essenza, così ho deciso di andare avanti e di superare l’immagine patinata che se ne era data fino ad allora, di spogliarla dell’aspetto pettegolo e sensazionalistico, e affrontarla con il rispetto che le si deve per la grande donna e la grande artista che è stata“, ha spiegato ancora Volf.

Dopo aver raccontato di “Please Stand By, con Dakota Fanning, ecco trama e recensione di Maria by Callas, il film su Maria Callas presentato in anteprima nazionale alla Festa del Cinema di Roma 2017 e in uscita con Lucky Red.

Maria by Callas, il film su Maria Callas: trama

Attraverso le parole stesse della Callas, le interviste rilasciate negli anni e le lettere scritte ad amiche e conoscenti (lette dalla voce di Fanny Ardant che ha già vestito i panni della Callas  in palcoscenico per “Master Classe” di Terrence McNally, con la regia di Roman Polanski e poi sul grande schermo in “Callas Forever” diretta da Franco Zeffirelli), Tom Volf ricostruisce la vita della donna e della soprano, dagli inizi fino alla morte, costellando il racconto delle storie e degli incontri da Visconti a Pasolini, da Grace Kelly a Liz Taylor e molti altri.

Maria by Callas, il film su Maria Callas: recensione

A Tom Volf il merito di aver portato ai nostri giorni Maria Callas, raccogliendo documenti e assemblandoli come un prezioso puzzle, per conoscere la vita della donna al di là di quella dell’artista. Dalle prime esibizioni, in cui affrontava il pubblico ancora goffa e sovrappeso, fino alle grandi interpretazioni che l’hanno resa una leggenda, dalla “Traviata” alla “Norma“, dalla “Tosca” alla Lauretta del “Gianni Schicchi“, il film ripercorre non solo la sua incredibile carriera, culminata con il cinema e la “Medea” di Pier Paolo Pasolini, ma anche e soprattutto la sua esistenza, divisa tra l’amore per Aristotele Onassis e quello per il suo pubblico. La si scopre così, lontana dal personaggio capriccioso e fragile che la stampa dell’epoca le aveva cucito addosso, donna complessa e sfaccettata, che soffre per amore ma ancor più per la sua arte, che la sorregge e la sconquassa insieme.

È il dialogo ininterrotto che la Callas intratterrà per molti dei suoi 53 anni con  il pubblico che Volf riesce a cucire: con una sensibilità rara  intesse un racconto amoroso in cui la soprano dichiara la sua riconoscenza per quelle platee sconfinate pronte ad acclamarla a ogni uscita sul palcoscenico, perché con la sua voce, il dono che con disciplina militaresca e tecnica sopraffina ha saputo domare e dominare, è stata in grado di portar loro l’illusione che potesse esistere qualcosa di bello al di là della ineluttabilità del quotidiano.

Privilegio e riconoscenza, le  due parole che più spesso ricorrono; privilegio di cantare e riconoscenza per l’amore del suo pubblico, ma privilegio e riconoscenza anche quelli degli spettatori per aver potuto ascoltare la divina Callas. A quarant’anni dalla sua morte, la sua vita e la sua arte ancora commuovono, a New York come a Roma, a Chicago come a Parigi: incredibile animale da palcoscenico, capace di interpretare Verdi, Puccini, Bellini, con la stessa potenza, grazie a un timbro della voce estremamente versatile e una forza interpretativa insuperabili. La sua figura austera, il profilo greco, il kajal sugli occhi, i capelli corvini raccolti, i gioielli e i vestiti sfarzosi, tutto in lei contribuì a creare la sua leggenda. Volf, attraverso la sua stessa voce, in un’intervista rilasciata negli Stati Uniti nel 1970, la spoglia di tutto e la riconsegna più umana e più vera: la leggenda, in fondo, avrebbe soltanto avere una famiglia, fare dei figli, rendere felice l’uomo che amava. Il destino per lei – e per l’arte – ha voluto altro.