Maria Grazia Chiuri di Dior: è tempo di riorganizzare il sistema moda

La stilista si trova in isolamento nella sua casa romana insieme alla figlia Rachele Regini, consulente culturale della divisione creativa di Dior.

Pubblicato il 10 aprile 2020

La necessità di mettersi in quarantena, provocata dalla diffusione del Coronavirus, coinvolge tutti, senza nessuna esclusione. A farne le spese, dunque, è anche la direttrice creativa di Dior, Maria Grazia Chiuri, che ha trovato rifugio nella sua casa romana.

Qui abita insieme alla famiglia, e in particolar modo la figlia Rachele Regini, che presso la casa di moda riveste il ruolo di consulente culturale della divisione creativa. La donna, che trascorre molto del suo tempo impegnata in riunioni e sviluppando la propria creatività, ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair nella quale ha parlato del futuro del mondo della moda italiana.

Il periodo estremamente difficile, ha svelato la Chiuri, “darà necessariamente un valore diverso alle nostre azioni” portando a comprendere “quanto sia importante che ciascuno di noi impari a pensare in una prospettiva plurale e non singolare.”

Tra i sentimenti che pervadono la stilista in questi giorni c’è anche l’orgoglio per la propria italianità, nonché per il modo in cui il sistema della moda ha reagito: “Non solo con le donazioni, ma grazie alla duttilità e alla velocità che sono parti fondamentali del sistema ha saputo trasformarsi per rispondere alle nuove e pressanti esigenze di sicurezza (mascherine, camici monouso, disinfettanti).”

La moda, seconda la stilista, potrà rappresentare per il nostro Paese “uno dei motori della ripresa, come lo era stato nell’immediato secondo dopoguerra.” Ma soltanto se le aziende faranno propri disponibilità, intelligenza, inclusività e rispetto: valori che “ci dovranno guidare nella ricostruzione di un dopo che inevitabilmente dovrà trasformare comportamenti e ritualità che dopo questa apocalisse non avranno senso“.

Il lavoro da fare è senz’altro molto arduo e dovrà coinvolgere più le modalità produttive che i contenuti stessi – gli abiti – del sistema moda: “Non dobbiamo interrogarci su come ci vestiremo, ma su come riorganizzeremo il lavoro e rafforzeremo la nostra filiera produttiva, unica al mondo, dopo questa interruzione. Come immagineremo la comunicazione e valorizzeremo la cultura della moda.”

Solo in questo modo, conclude la Diuri, l’alta moda italiana potrà dare il proprio contributo, uscendo da “stereotipi superati“. Pensieri simili a quelli che avevano espresso anche altri due grandi del fashion internazionale, Stefano Dolce e Domenico Gabbana.

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