Roman Polansky: bufera per le 12 nomination ai César

Nonostante le 12 candidature, il regista è di nuovo nell'occhio del ciclone per l'ennesima accusa di stupro

Spettacolo

Roman Polanski è tornato nell’occhio del ciclone dopo aver dominato alle candidature dei César. L’Académie des arts et techniques du cinéma ha assegnato al suo lungometraggio L’ufficiale e la spia, il cui titolo originale è J’accuse, ben dodici nomination agli Oscar francesi tra cui quella per miglior regista, migliore film e miglior attore protagonista. Si tratta di un successo assoluto se si pensa che Les Miserables di Ladj Ly, candidato come miglior film straniero agli Oscar americani, si è fermato a undici candidature.

Nonostante ciò il thriller storico sul caso Dreyfus, già vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia, ha innescato una lunga serie di polemiche e proteste. La sua uscita nelle sale francesi è coincisa, infatti, con l’ennesima accusa di stupro nei confronti di Polanski da parte di una donna. Si tratta di Valentine Monnier, fotografa ed ex modella che all’epoca dei fatti aveva 19 anni. Stando alle accuse, la vittima sarebbe stata picchiata e violentata dal regista mentre si trovava nel suo chalet a Gstaad nelle Alpi svizzere.

Ovviamente dopo l’ennesimo caso di stupro collegato all’artista, non potevano mancare critiche al vetriolo a chi invece lo ha premiato con numerosi riconoscimenti. Dal canto suo Alain Terzian, presidente dell’Accademia francese, ha voluto giustificare tale scelta sperando di chiarire la situazione: “I César non rappresentano un’istanza che deve assumere posizioni morali“. Purtroppo questa spiegazione non è bastata a calmare le acque ma ha infervorato ancora di più i contestatori. Anche sul web sono scoppiate numerose polemiche tra cui quella dell’associazione femminista Osez le féminisme che si espressa in modo perentorio: “Se violentare è un’arte, date a Polanski tutti i César che volete“.