Cate Blanchett protagonista e ideatrice della serie tv Stateless

Ambientata nel 2004 in un centro di detenzione per richiedenti asilo, la miniserie consta di 6 episodi e verrà distribuita da Netflix.

Aggiornato il 11 marzo 2020

Presto la vedremo presidente della giuria del Festival di Venezia, ma una personalità del calibro di Cate Blanchett non poteva non essere presente alla Berlinale. L’attrice, per quanto non avesse film in concorso nel più importante festival tedesco, è stata tra le protagoniste della neonata sezione parallela Berlinale Series con la sua nuova serie tv, Stateless.

Si tratta in realtà di una miniserie in 6 episodi che verrà distribuita da Netflix: girata in Australia, la narrazione seriale è stata ideata e prodotta dalla Blanchett (anche una delle protagoniste) insieme al marito Andrew Upton. Si tratta di un ritorno alle origini per il doppio premio Oscar (protagonista in Blue Jasmine e non protagonista in The Aviator), in quanto l’interprete dallo stile così british è in realtà australiana.

E australiani sono anche gli attori Dominic West e Yvonne Strahovski che l’affiancano in questa storia che tratta di immigrazione in uno dei Paesi dalla legislazione più ferrea in questo contesto: l’ambientazione principale di Stateless – che tradotto letteralmente vuol dire “senza stato, apolide” – è infatti un centro di detenzione per richiedenti asilo, mentre l’anno è il 2004.

Si raccontano infatti le storie di quattro estranei che si ritrovano nel deserto australiano: una hostess instabile che sta cercando di scappare da una setta, un rifugiato afgano perseguitato in patria, un giovane padre in cerca di lavoro nel centro e un burocrate coinvolto in uno scandalo nazionale.

Le storie dei quattro sono raccontate senza pietismi e giudizi moralistici, ma con intelligenza e rispetto per ogni vicenda, esplorata con salti nel passato dei protagonisti. La Blanchett si ritaglia un ruolo minore ma molto suggestivo: l’attrice ha infatti rivelato di avere un personaggio piuttosto ambiguo che vedremo cantare e ballare sul palco.

L’interprete ha poi affermato di essere consapevole delle possibilità di strumentalizzazione di Stateless, come avvenuto per le tematiche femministe di altre serie, ma di voler ampliare il dibattito tutt’ora in corso: “L’immigrazione genera opinioni molto polarizzate ed estreme e, soprattutto nei social media, si corre il rischio che diventino slogan.”

Articolo originale pubblicato il 3 marzo 2020

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