Umore e cibo sembrano legati da una relazione reciproca che conduce alcune persone a mangiare in eccesso, per sfogare rabbia e frustrazioni. È ciò che chiamiamo comunemente fame nervosa. In questi casi il cibo non svolge propriamente una funzione di nutrimento, bensì è sinonimo di consolazione, un mezzo per trovare rifugio dalle situazioni di stati dolorosi o di forte stress, malinconia, stanchezza, noia o fragilità emotiva.

Però capita che i cibi di cui ci serviamo per sentirci meglio sono anche quelli che fanno più male all’organismo: troppo calorici o carichi di zuccheri, fanno aumentare il colesterolo cattivo e fanno ingrassare fino, a volte, a raggiungere il sovrappeso o addirittura l’obesità.

Dopo una grande abbuffata e dopo essersi sentiti coccolati e appagati dal cibo, ci si sente d’improvviso vuoti e smarriti. Così si ricomincia daccapo: ogni stato d’animo negativo prende tutto lo spazio dei pensieri, aggravato spesso dal senso di colpa di non aver saputo far fronte all’ennesimo attacco di fame e di aver ceduto all’impulso incontenibile di ingurgitare.

Il primo step per superare la fame nervosa è ammettere di avere un problema e che bisogna darsi un freno, magari aiutati da un’amica o un amico (per parlare e sfogarsi). Può essere utile tenere un diario, almeno per una settimana, segnando: cosa si mangia, quando si mangia, perché si è mangiato, che pensieri, emozioni si avevano in quel momento e cosa ha scatenato un attacco di fame nervosa. Un diario è uno strumento utile per modificare le proprie consuetudini alimentari, nonché per riconoscere e fronteggiare più facilmente i problemi emotivi.

È fondamentale cercare soluzioni alternative al cibo per placare le emozioni. Se ad esempio, l’attacco di fame scaturisce da ansia o stress vengono in aiuto tutte le attività cosiddette antistress, come yoga, tecniche di rilassamento e meditazione. Basterebbe anche una blanda attività sportiva.

Inoltre imparare delle tecniche per gestire le proprie emozioni al di là del cibo è importante; oltre ad aiutare a combattere la fame emotiva, questo genere di autoanalisi giova in generale a tenere sotto controllo gli stati d’animo negativi.

Ciò che conta, forse più di tutto il resto, è spezzare il circolo vizioso tra cibo e senso di colpa. Non è ovviamente facile, però non deve essere considerato impossibile. Per raggiungere questo obiettivo, bisogna imparare a riconoscere la differenza che passa tra fame vera e fame nervosa o compulsiva.

Se la sensazione di fame si manifesta dopo poche ore da un pasto, con molta probabilità non si tratta di fame vera, ma invece di un attacco di fame compulsiva. È sufficiente resistere pochi minuti e lasciare che la sensazione sparisca da sola.