Evidentemente al Governo non è bastata la dipartita di Michele Santoro e del suo Annozero dalle frequenze Rai: pare che Silvio Berlusconi sia intervenuto direttamente sul CdA di ieri della TV di Stato, chiedendo l’epurazione di altri noti volti delle reti pubbliche.

Senza troppi misteri, si sta ovviamente parlando di Giovanni Floris, Milena Gabanelli e Fabio Fazio, i conduttori rispettivamente di “Ballarò”, “Report” e “Che tempo che fa”. A questi si aggiunge Serena Dandini con il suo “Parla con me”, altra trasmissione poco gradita al Presidente del Consiglio. A svelarlo è un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano e rimbalzato freneticamente in Rete.

Galleria di immagini: Milena Gabanelli

Ieri si sarebbero dovuti scegliere i palinsesti per la stagione autunnale Rai, ma l’assenza di cinque consiglieri del centrodestra ha costretto al rinvio dell’importante appuntamento. A provocarne il forfait sarebbero state cinque telefonate di Silvio Berlusconi, il quale avrebbe richiesto ai propri fedelissimi di disertare il CdA in modo da annientare Rai 3 e liberarsi, così, dei tanto scomodi conduttori:

“Cinque chiamate di Silvio Berlusconi ai cinque consiglieri di maggioranza, a poche ore dal voto in CdA per i palinsesti autunnali. Un messaggio semplice: “Non vi azzardate a votare quel pacchetto con i soliti programmi di sinistra. Annientate il terzo canale”. E i cinque disertano l’assemblea per far mancare il numero legale e costringono il direttore generale Lei a rinviare l’ora fatale a lunedì. Tre giorni per spingere verso la porta i conduttori invisi al Cavaliere, aumentare trappole e tranelli per favorirne la fuga”.

Un’ingerenza della politica ormai intollerabile per la TV di Stato che, pian piano, sta perdendo i propri programmi di punta a favore di La7. L’emittente di Telecom Italia Media si appresta a vincere la prossima tornata dell’audience, ma secondo alcuni sarebbe già in atto un piano politico per l’attacco di Berlusconi al presidente Franco Bernabé.

Come anticipato negli scorsi giorni, il Governo non sembra particolarmente interessato agli ingenti introiti pubblicitari, stimabili in 60 milioni di euro, che si perderanno per la prossima stagione televisiva, perché Paolo Romani sarebbe già allo studio di un corposo aumento del canone per compensare eventuali illustri dipartite. E non è nemmeno toccato dal problema del pluralismo dell’informazione, perché l’epurazione di tutti i programmi citati trasformerebbe la Rai nel porto franco della maggioranza, guidato unicamente dalle notizie della redazione di Augusto Minzolini. Ecco, in definitiva, gli effetti del conflitto d’interessi 2.0.