Da oggi, 13 novembre, in contemporanea in tutte le sale del mondo, uscirà il film “2012”, disaster movie diretto da Roland Emmerich.

C’è molta attesa per questo film per i suoi effetti speciali di ultima generazione. Il regista, negli scorsi mesi, ha rilasciato diverse interviste.

Ne riassumiamo le battute più interessanti.

Il 2012 è una data importante. Molte persone ci credono. Che cosa ne pensi?

È strano. Quando abbiamo iniziato questo film non si chiamava neanche “2012”. Ma poi, attraverso ricerche su Internet abbiamo scoperto quanto grande e importante fosse il movimento dietro la profezia Maya. Così Harald Kloser (produttore e co-sceneggiatore) un giorno mi ha chiamato e mi ha detto “So quello che faremo, lo chiameremo 2012″. e io ho risposto: “Tu sei pazzo”. All’inizio ero contrario a questa idea, non mi piaceva. Ma poi ho realizzato quanto fosse importante la profezia Maya e che sarebbe stata un’ottima idea. Mi ha ricordato un po’ quello che abbiamo fatto con “Indipendence Day”, quando ci siamo basati sull’Area 51, perno centrale del film. La gente già conosceva l’esistenza dell’Area 51, e per questo motivo il film diventava reale ai loro occhi, perché si parlava di un argomento realistico che tutti conoscevano.

Così la gente crede realistico un film, se questo si basa su fatti reali?

Sì, e credo che questo sia un aspetto molto importante. È sempre importante legare la storia con miti ed eventi reali. L’intero racconto diventa realistico se si basa su eventi e notizie reali.

Roland, cosa c’è tra te e la fine del mondo, tema ricorrente dei tuoi film?

È semplicemente una relazione amorosa!.

È appunto un tema ricorrente dei tuoi film, cos’è che ti affascina della questione?

La prima volta che ho affrontato questo tema è stato in “Indipendence Day”. Il mondo finiva il 4 di luglio che per me era una specie di dichiarazione assoluta. Poi sono stato attratto dall’idea di farlo di nuovo in “The Day after Tomorrow” perché mi affascinava l’idea che una nuova era glaciale avrebbe rappresentato la fine del mondo. E poi mi sono ritrovato a discutere con Harald di futuri progetti. Eravamo concordi sul fatto che il nuovo progetto si sarebbe incentrato sulla storia dell’arca di Noè, però in chiave moderna. E mentre scrivevamo la storia abbiamo scoperto la leggenda del “2012” e abbiamo pensato di metterla nel film. È quindi una storia dell’arca di Noè in chiave moderna. Per questo è un film diverso dai precedenti, non è semplicemente un disater movie, perché in genere questo tipo di film non presenta elementi extra che li renda speciali. Invece “2012” ha un elemento in più che lo rende unico. È la storia di chi sopravvive nelle arche.

La maggior parte delle volte nei disaster movie assistiamo alla distruzione degli Stati Uniti, invece sembra che a te piaccia distruggere l’intero mondo. Perché?

Quando fai un film sull’alluvione, questa deve esser globale. Inoltre hai bisogno di spiegarne le cause con una teoria valida. Dopo un’attenta ricerca abbiamo scoperto che esiste questa teoria sullo spostamento della crosta terrestre, che potrebbe essere vera oppure no. Non è importante che sia vera, ma per il nostro film si è rivelata perfetta perché spiega terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami e altri grandi cataclismi.

È fantastico iniziare con la distruzione degli Stati Uniti, ma ritengo che parlare dell’Himalaya sia ancora più interessante. Forse perché è la montagna più alta, è il tetto del mondo. Se viene sommerso l’Himalaya, resta poco da fare!.

Traduzione a cura di Anastasia Mazzia