Uscirà nelle sale italiane il prossimo 17 marzo “Truth – Il prezzo della verità“, il film che, diretto da James Vanderbilt, vede protagonisti Cate Blanchette, premio Oscar  nel 2014 per “Blue Jasmine” di Woody Allen, e Robert Redford, regista e attore fondatore con l’amico Sydney Pollack del Sundace Film Festival. Distribuito da Lucky Red, Truth è tratto dal memoir scritto dalla giornalista Usa Mary Mapes, intitolato “Truth and Duty: The press, the President, and the Privilege of power”, secondo cui “la cosa più importante per un giornalista è scoprire e raccontare la verità“. Usando le parole dell’ex conduttore della CBS News, Dan Rather “Questo film racconta cosa è successo alla libera informazione, come e perché è successo, e perché dovrebbe preoccuparvi“.

Truth: la trama

Mary Mapes (Cate Blanchett), produttrice della CBS News, e Dan Rather (Robert Redford), famoso conduttore di 60 Minutes, a due mesi dalle elezioni presidenziali accusano la mattina del 9 settembre 2014 George W. Bush di aver evitato di partire durante la guerra del Vietnam nel periodo in cui prestava servizio come pilota della Guardia Nazionale dell’Aeronautica del Texas, dal 1968 al 1974. Ma a pochi giorni dallo scandalo, l’attenzione dei media e del pubblico si sposta paradossalmente dal Presidente ai due giornalisti che passano così sotto la lente di ingrandimento. Il risultato finale? Tutte le accuse vennero distrutte, la Mapes licenziata e Rather costretto a dimissioni forzate.

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5 motivi per vedere Truth

Presentato al Festival del Cinema di Roma, Truth è “un film che essenzialmente mette in evidenza il potere che George W. Bush ha esercitato per mettere a tacere le critiche sul suo conto”, ha raccontato la Mapes durante un’intervista a Vincenzo Mollica per Rai News. “Io e Dan Rather contro George W. Bush sembravamo come Davide e Golia…“. Il film solleva una importante domanda: qual è oggi il ruolo del giornalista?

Difficile trovare solo 5 motivi per andare al cinema a vederlo, perché a nostro parere sono molti di più. Truth farà riflettere il grande pubblico per diverse cose, eccone alcune.

  1. La suspense: il film ci porta dietro alle quinte del giornalismo offrendo un’analisi psicologica approfondita dei protagonisti.
  2. Il debutto alla regia di James Vanderbilt: dopo una lettura di un estratto su Vanity Fair nel 2005 riguardante il libro scritto da Mary Mapes, il regista decise di farne un film. “Sapevo come chiunque altro dello scandalo della CBS ma, quando lessi il pezzo, capii di non sapere cosa fosse effettivamente successo dietro alle telecamere. Cinematograficamente immaginai di andare dietro alle quinte, e di vivere la cosa attraverso gli occhi di alcuni giornalisti veterani”.
  3. La straordinaria interpretazione di Cate Blanchett: “In genere sono molto lenta nella lettura delle sceneggiature”, spiega la Blanchett, “ma quella scritta da Jamie l’ho letta tutta di un fiato. Una volta saliti a bordo è come un treno in corsa, e credo che sia stata proprio questa la sensazione vissuta dai protagonisti della storia. Mi ha catturata completamente”.
  4. Il ruolo del giornalista: la parola giornalisticamente più importante è la verità e il raccontarlo alla gente. Ma questo è possibile solo se i giornalisti possono operare in un sistema che sostiene l’indipendenza e l’integrità.
  5. Il prezzo della verità: libertà e democrazia vengono spazzate via quando il giornalismo viene spazzato via. Ciò che è accaduto in quella redazione, insegna purtroppo il film, è una storia che si ripete ogni giorno in molti giornali del mondo in cui esistono giornalisti che coprono i potenti. Per quanto tempo, viene da chiedersi, riusciremo ad essere spettatori impassibili e silenziosi di questo tipo di giornalismo?